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benvenuti nel sito di
Franco Gallelli HISTORIA VERO TESTIS TEMPORUM - LUX VERITATIS -VITA MEMORIAE - MAGISTRA VITAE NUNTIA VETUSTATIS (La Storia è testimone del tempo, luce di verità, maestra di vita, messaggera del passato. Cicerone, De Oratore) |
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Perché sostengo Pippo Callipo*.
Nessuna meraviglia, anzi: lieta sorpresa! Esco dal cielo
dell’impegno “globale” per intervenire nel “locale”, nel particolare del
qui ed ora del tempo e dello spazio. Il qui è la Calabria,
mentre l’ora è quella delle elezioni regionali. Mai momento fu
più desiderato e atteso, dopo aver accertato con prove ampie e
sufficienti, che la causa di tutti i nostri mali, la ragione di ogni
degrado sociale e civile, risiede nella mala politica. Dal
momento in cui, al mattino, superiamo lo zerbino di casa per affrontare
la meravigliosa lotta per la vita, tutto ciò che incontriamo ha a che
fare con la mala politica. Sanità? Strade e infrastrutture?
Istruzione? Lavoro? Anzi: non-lavoro? Tutto, ma proprio TUTTO è
frutto d’incompetenza e/o di ruberie. E allora… uno come me che è nato
politicamente in pieno Sessantotto, uno come me che ha capito che
solo il messaggio sociale “estremamente operativo” contenuto nel
cristianesimo potrà salvare l’umanità, strutture sociali comprese, cosa
fa? Resta alla finestra a guardare? Impossibile. Purtroppo l’esperienza
maturata in lunghi anni di militanza nel sociale e di osservazione dei fenomeni
politici nostrani ha determinato in me (e in molti altri e altre) la
convinzione che il cambiamento, la rivoluzione, il miglioramento saranno
possibili solo se usciamo dalla stringente e soffocante logica dei
partiti. Qualcuno mi ha detto: “Si è giusto augurarsi il rinnovamento,
ma bisogna operare nei partiti, dal di dentro…”. Beh, cari ma ingenui
(forse) Machiavellici onesti (forse) avete provato ad infilarvi
nei partiti e a contare qualcosa? A meno, ovviamente, di portare una
borsa per dieci anni, inchinarsi ai potenti di turno, sottomettersi al
giogo degli intoccabili ras, vendere la dignità per qualche vaga
promessa mantenuta - forse e solo - se vinciamo? Etc. etc. etc.?
Pur sostenendo l’alto valore democratico dei partiti e la loro
sacrosanta funzione, con alcuni amici e amiche ci siamo guardati intorno
e abbiamo pensato che si, forse qualche partito c’era. E mentre si
pensava di sostenere e indicare quello che sembrava il più coerente e
combattivo, cosa accade? Il leader indiscusso di questo partito accusa
l’avversario politico, acerrimo nemico, di essere Belzebù in persona.
Beh, a parte che messer demonio escogita la sua personale
presenza tra le anime senza rivelarlo a nessuno, altrimenti il suo gioco
a nascondino finirebbe ben presto, crediamo semplicemente che per ogni
peccatore (ammesso che abbiamo l’autorizzazione o la presunzione di
definire tale qualunque altro essere umano) ci sia un Padre che perdona
e, anche a noi, ci è stata raccomandata una legge che non è mai venuta
meno ( a meno che qualche ennesimo decreto del nostro governo lo
smentisca): quella della misericordia per il nemico. Quindi: nessuna
statuetta in faccia al peccatore, come nessuna gretta e offensiva
invettiva a qualunque altra persona. Tuttavia… in quanto a denunciare il
peccato: apriti cielo! Possiamo conclamare e declamare, gridare e
proclamare che: non si ruba, non si può dividere ciò che Dio unisce, non
si può desiderare la donna d’altri (specie se minorenne), non si può
frodare il fisco, manomettere i bilanci e tutto quello che arreca danno
al prossimo, alla collettività, al creato! Non si può chiamare “Partito
dell’Amore” un partito che sottomette la Sacra e Inviolabile Giustizia
alle necessità di “uno”. E, nel mentre si condanna il male, si può anche
condannare l’errore, il cattivo governo, l’incapacità accertata di
produrre buoni risultati amministrativi, di aver trascinato una nazione
o una regione, come nel calabro caso, nel baratro! Per cui: che fare se
l’unico partito che sembrava condurre la buona battaglia della politica
preferisce incamminarsi sulla strada (storicamente perdente) del
Savonarola? Ecco la soluzione. Semplice, bella, imitabile e quindi
replicabile a dismisura. Individuare un luogo, socialmente forte e
massimamente vivo, operante e presente, ove condurre liberamente e senza
condizionamenti una buona e sana battaglia collettiva per il
rinnovamento della politica.
Con Calabria Protagonista
e tante altre associazioni sul territorio abbiamo, spero, inaugurato una
nuova stagione squisitamente politica: quella dell’Associazionismo (La
Storia Futura ne parlerà senz’altro). Le associazioni di volontariato,
quelle a sfondo sociale e culturale si aggregano, fanno “rete” (anche se
questo termine è un po’ inflazionato) e, come Diogene, vanno a caccia
dell’Uomo, allo scopo di sostituire una compagine logora e inconcludente
con nuove, ma super collaudate energie, provenienti proprio dalla
cosiddetta “società civile”. Possono bastare questi ragionamenti? Può
bastare l’aver individuato Pippo Callipo – industriale in crescita e che
tratta bene i suoi collaboratori regalando, alla luce del sole parte dei
suoi profitti agli stessi lavoratori per il buon lavoro che hanno fatto
– e spingerlo a candidarsi alla guida amministrativa di una regione che
non è sull’orlo del precipizio, ma nel precipizio già da anni?
Non ai posteri l’ardua sentenza, ma a voi, miei cari
contemporanei, far calare il Grande Maglio del Giudizio nel segreto
della cabina elettorale e condannare il peccato e tutti i piccoli e
grandi mali connessi cancellando gli inveterati artefici di essi dalla
nostra storia. Con un piccolo segno sulla scheda elettorale si può
costruire insieme l’alba di una nuova primavera. Ecco perché “Io
resto in Calabria”. * Pippo Callipo, candidato alla presidenza della Regione Calabria 2010 |
L’unità dei cristiani e l’impegno dei cattolici in politica. Riflessione online del mese: |
gennaio 2010 |
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Dal 18 al 25 gennaio in tutto il mondo si celebra la preghiera per l’unità dei cristiani. La frase biblica che accomunerà gli oranti per l’unità è tratta da Luca 24,48 “Di questo voi siete testimoni”. Cioè, voi cristiani, sarete testimoni in ogni tempo e in ogni luogo che Dio è presente nel mondo e che opera attraverso i suoi “delegati”. Quando, infatti, si pensa all’azione di Dio probabilmente la si immagina come una specie di “cortina benefica” che avvolge il mondo, una nebbiolina che penetra nelle case in silenzio da sotto le porte o dalle fessure delle finestre… Più verosimilmente l’azione divina s’incarna nella quotidianità dei credenti; sono essi stessi che operano, che “si danno da fare”, che rappresentano le braccia del Signore perché la Sua presenza sia “visibile”. Certamente un Dio che è padre di tutti, non può che volere l’unità dei Suoi figli. E se poi questi figli di razza e cultura diversa si impegnano, non solo a professare il culto o a celebrare grandi manifestazioni congiunte, ma ad essere uniti, cioè ad amarsi, rispettarsi, sopportarsi con spirito di fraternità, ogni giorno e ovunque sulla Terra, probabilmente, l’Eterno Padre di tutti i credenti è anche più contento. Attenzione quindi, l’unità è nella pratica dell’amore reciproco, non tanto sull’uniformarsi ad un irraggiungibile unico pensiero. Se ogni essere è profondamente diverso da ogni altro essere umano, persino i fratelli gemelli non sono uguali, figuriamoci se parliamo di un gruppo, fosse anche di identica razza o di identica fede. Uniti certo, ma liberi. Come si è liberi (e lasciati liberi dallo stesso Autore della vita) di scegliere il percorso di fede, si rimane liberi di preferire l’ambito d’impegno sociale più consono alla propria cultura e personalità. Questo significa che nessuno può obbligare o “orientare” i cristiani verso determinate formazioni politiche, anche perché tutti i partiti dell’arco costituzionale, almeno nei loro statuti, sono ben lieti di accogliere e valorizzare ogni fede, specie quella che ha più “iscritti” naturalmente. Ovviamente si può raccomandare ai cristiani di non seguire formazioni che dichiaratamente sono contrarie alla vita, alla famiglia, etc. Tuttavia le stesse raccomandazioni dovrebbero raggiungere anche le formazioni politiche dichiaratamente avverse allo straniero; il Vangelo di Luca (17-17,18) racconta che Cristo sottolineò e quindi apprezzò quel famoso lebbroso straniero che su dieci che furono guariti ritornò indietro a ingraziare e rendere gloria a Dio per la guarigione. Oppure gli anatemi dei benpensanti dovrebbero tuonare anche verso i segretari dei partiti che si richiamano ai valori cristiani, ma di cui si ritengono esentati, come quelli che tranquillamente divorziano, convivono, si danno agli stravizi (nota: un tempo lo sfrenato godimento si chiamava lussuria, oggi “vita privata”). Ci avviciniamo dunque alla nostre elezioni regionali e, pertanto,si avvicina anche il pericolo che qualche “nuovo profeta”, che dalle pagine dei giornali o attraverso i media, si auto propone come autentico interprete del volere celeste e mostri “la via” che devono percorrere i cristiani, “se veramente sono tali”. Fortunatamente i tempi in cui alcuni parroci “invitavano” le perpetue a votare per quel “determinato partito”, sono finiti. Come sono finiti i tempi dei “Pepponi” che imponevano a moglie e figli di votare per falce e martello e come sono finiti i tempi delle “fiamme”che affidavano all’uomo, fosse anche della provvidenza, il proprio destino. Ogni radicalismo, ogni ideologismo è finalmente superato. Ma… cosa deve fare oggi il cristiano in politica? Né più, né meno quello che si fa nella settimana dedicata all’unità: pregare e amare gli altri cristiani. Pregare, certo, ad esempio perché la regione Calabria esca dallo sfacelo in cui ci troviamo grazie anche ad una politica più “interessata” a fare proseliti più che a gestire la cosa pubblica dimenticando il principio che sta alla base di ogni legislatura: quello del “buon padre di famiglia” al di sopra delle parti, e poi, in fondo, anche la comunità regionale è fatta di persone e, generalmente, si prega soprattutto per le persone colpite dalle disgrazie. In riferimento poi all’agire, i cristiani mai come in questo momento devono essere sé stessi, testimoniare sul lavoro (per chi ce l’ha), nel condominio, nel quartiere la loro onestà e la loro dedizione ai più deboli. Soprattutto è arrivato anche il momento di non farsi attrarre da false prospettive in merito all’occupazione, per sé o per i propri congiunti. Stringere i denti e non cadere nella trappola! I tempi delle “vacche grasse”, probabilmente proprio per merito di chi abbiamo mandato al potere, sono tragicamente finiti! Negli ospedali, nei call center, nelle società fantasma… non ci sono più posti. L’unica verità che emerge dai media è che i soldi sono finiti. Finiti anche nel senso che sono “finiti” in poche tasche. Lo spettro di un ingente debito “pubblico” dovuto alla malasanità ( di cui è ovviamente colpevole la popolazione perché ha il “vizio” di ammalarsi ), perseguiterà tutti noi e le future amministrazioni. Pertanto è molto meglio vagliare attentamente due fattori essenziali e incontestabili: la Persona (con la sua storia e la sua esperienza accertata!) e il Programma (nuove e sostenibili idee senza escludere - ove ci sia - il buono che è stato fatto). Punto e basta. Ogni altra discussione è inutile e deleteria. Tuttavia, per i cristiani che non sentono d’impegnarsi in prima persona nessuna condanna, anzi, massima giustificazione, perché – solitamente – si è già molto impegnati per la famiglia, per il volontariato o per il sociale in genere, ma possono fare molto, anzi la cosa che oggi è più importante: rifiutare la logica dell’amico degli amici, del parente lontano (che solitamente si avvicina solo in queste occasioni), del “capobastone” e andare con la “lanterna accesa” della propria libera coscienza a “cercare l’uomo”. Ai cattolici verranno sussurrati molti “buoni consigli”. Non votare quello perché non ha esperienza politica, non votare quell’altro perché nessuno lo conosce, etc. etc. Ma possiamo per una volta tanto esprimere l’unità dei cattolici attuando il massimo rispetto per le opinioni e le speranze di tutti? Specie dei giovani? E questo come base. Se poi pensassimo, tutti insieme, a sostenere quei cattolici che magari in silenzio e senza tanti clamori, hanno dato la propria vita per la Chiesa e per le persone nel bisogno, non sarebbe una bella esperienza di unità? Questo ci affrancherebbe anche da un altro problema. Puntando alla persona, ovviamente quando le leggi elettorali lo permettono, diventa relativa la questione del partito. Puoi stare al centro, a destra, a sinistra … se guardiamo alla persona, staremo probabilmente “in alto”, anzi, per un cristiano che vuole veramente vivere il proprio credo, la sua migliore collocazione è stare “in basso”, “sotto”, a sostenere e servire. Personalmente credo che l’unità dei cristiani, di cui i cattolici spesso si fanno promotori e alfieri, sia primariamente un’esperienza di fede e, quindi, di preghiera, ma anche di vita. Quella vita che una politica accorta, sensibile, umana può rendere migliore e più sostenibile, anche se condita dalle inevitabili tragedie che accompagnano il destino dell’uomo. Ovviamente uno scopo potrebbe essere quello di non aggiungere “tragedie politiche ” alle “tragedie sociali”, ma insieme e con le persone giuste in prima linea risollevare la nostra terra verso migliori condizioni di vita. E questo potrebbe essere un bellissimo frutto dell’unità dei cattolici, INDIPENDENTEMENTE dal partito in cui scelgono di collocarsi. |
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Ultimo aggiornamento: 14-01-10