| benvenuti nel sito di Franco Gallelli | ||||||||
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Salve, a volte scrivo, altre volte faccio altro. Qui a Figline Valdarno nella
bellissima terra toscana. |
una proposta per te, l' associazione |
L'associazione ConneS www.connes.it augura a tutti e tutte un nuovo anno in perfetta forma fisica e con tanta voglia di vivere ! |
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La scheggia di gennaio 2012: Le cose di lassù. Molti anni fa chiesi a Chiara Lubich di consigliarmi una frase che mi accompagnasse per tutta la vita. Lei mi rispose che per me andava bene un’espressione tratta dalla lettera di Paolo di Tarso ai Colossesi: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù.” Beh, con il primo giorno del nuovo anno, è arrivata una lieta sorpresa. In tutto il mondo si vivrà in questo mese di gennaio proprio la frase che mi sta tenendo compagnia da tanti anni (vedi www.focolare.org). Chiara nel commento che viene proposto, dice che esiste un mondo, nel quale regna l’amore vero, la comunione piena, la giustizia, la pace, la santità, la gioia. La gioia… E cosa augurarvi di meglio cari amici e amiche che ogni tanto vi prendete la briga di leggere queste schegge se non la gioia? Di tanti e tante di voi vedo qui davanti a me il viso con un’espressione un po’ dubbiosa, come a dire: “Ma di che gioia ci vieni a parlare se siamo ormai in piena recessione? Se questo presente appare molto più nero di qualunque previsione passata?” Eppure, per questo nuovo anno, vorrei proporvi un esperimento, un percorso un po’ inedito… nato anche da una mia recentissima esperienza. Durante il periodo natalizio mi sono detto: “Possibile che non abbia neanche una persona che può avercela con me? Che non ci sia nessuno con cui è rimasta un po’ di ruggine, qualcosa da sistemare?” Pensa e ripensa, mi è venuto in mente qualche nome, anche di persone con cui non mi sentivo o vedevo da tempo. E allora, approfittando del periodo natalizio, ho inviato loro i miei auguri e… tutti hanno risposto, al meglio di come pensavo. L’effetto? Ho passato questo Natale avvolto da una luce, da una gioia indefinibile, assolutamente fuori dal normale. Era come se vivessi in un altro mondo… era la gioia di quel mondo… Uno dei vantaggi direi che è proprio questo. E’ vero che cercando le cose di lassù si entra in un mondo ineguagliabile rispetto ad ogni altro mondo, ma quell’atmosfera viene replicata qui, in questo mondo. Possiamo ottenere dunque un anticipo di paradiso. E siccome per ottenerlo basta amare il fratello al meglio che si può, ecco che il principio resta valido, probabilmente, anche se siamo poco credenti, per niente praticanti, di altra fede o convinzione. E allora direi che l’augurio di prosperità e salute, che solitamente accompagna questo momento così speciale dell’arrivo del nuovo anno, risulta più una conseguenza che una causa della gioia, di “quella” gioia… Nel senso che non il danaro o la buona salute rappresenteranno il motivo della nostra contentezza. Saremo felici perché prima abbiamo amato il fratello, chiunque sia e in qualunque condizione. Tale impegno, come è stato promesso, ci porterà nel nostro grembo anche una buona misura scossa e pigiata, ci guarirà da ogni male, ci farà vivere allegramente, direi quasi in uno stato di gioiosa incoscienza, tanto c’è un Padre che, commosso dall’amore reciproco, ci inonda d’amore e pensa Lui a tutto. Attenzione, per come ci conosciamo spero che nessuno pensi ad una delazione dalla propria fatica, dal proprio sudore da versare… continuo a sostenere l’antico e incrollabile adagio aiutati che Dio ti aiuta! Ma sono sempre più convinto che credere e operare con e per la fraternità è un sistema a dir poco infallibile, addirittura matematico per costruire un mondo d’amore, e quindi una società basata sulla pace e sulla giustizia, sulla soluzione di ogni povertà, sulla prosperosa abbondanza evangelica. Ecco il mio augurio per voi carissimi e carissime che, anche per amore verso la mia persona, leggete ogni mese queste schegge. Per i giorni del 2012 ti auguro: che l’aria che ti circonderà, ovunque tu vada, possa riscaldarsi del tuo amore, che ogni essere che ti passerà accanto resti beneficato dal tuo respiro, dalla tua parola, dal tuo gesto che ogni elettrone del tuo corpo trasmetti pace e armonia, luce e sapienza che insieme a tanti e tante tu possa attivare cellule sociali fibrillanti di speranza, di carità, di tenerezza e allora… sia la gioia! quella gioia! con la conseguenza che si avveri tutto quanto desideri e anche di più! ________________________________________________________________________________________________
La scheggia di dicembre: “L’avvento di tutti gli avventi.” Avvento, dal latino adventus, venire, sopraggiungere. Nelle chiese cattoliche si accende la prima delle quattro candele. La candela accesa significa: ora la luce arriva. Ora la Luce viene. Attesa per le schiere di angeli che ancora grideranno: “Gloria nell’alto dei Cieli e pace in Terra agli uomini di buona volontà”. Ancora una volta sopraggiunge lo stupore, la meraviglia per un Dio, creatore e signore di tutte le cose, che preferisce nascere in una stamberga, piuttosto che in una dignitosa clinica privata. O no? Oppure ci siamo abituati ad un 25 dicembre, tutto sommato, uguale a qualsiasi altro giorno del calendario, perso in un banale déjà vu dal sapore commerciale trito e ritrito? E poi, in questo tempo di crisi, non sai neanche se le luci e gli addobbi per le strade siano diminuiti per mancanza di soldi o perché il Natale sta perdendo il suo fascino. E no, cari amici e amiche, proprio no! Resistiamo! Gridiamo, prima con la vita e poi con tutti i “segni” possibili che sta per arrivare… siamo prossimi all’avvento di tutti gli avventi. Lo dico anche a quanti credono poco o niente, lo dico ai fratelli mussulmani, ai buddisti, a tutti, tutti. E’ in arrivo colui che ha detto tante cose universali, tra le quali: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Chi è contrario a questa legge inscritta nel DNA di ogni uomo? In questo mese di dicembre, in cui si preannunciano sacrifici dovuti ad una crisi di cui nessuno più ne comprende le origini e i confini, consoliamoci fratellini e sorelline, sta per arrivare… Arriva Colui che ha detto: date e vi sarà dato… Ma quale crisi economica può arginare quella misura scossa, pigiata e traboccante che ci è stata promessa? Ieri eravamo entrati in una trattoria e ci ha fermati un extracomunitario, ci ha guardato negli occhi e ci a detto: non voglio soldi, datemi da mangiare… Dopo una simpatica trattativa sul tipo di pasto (era partito dalla minestra e visto il nostro “va bene” si era avviato verso deliziosi manicaretti…) Poi l’abbiamo lasciato mangiare in pace il cibo offerto dalle nostre tasche capienti quanto basta per noi e per un prossimo di passaggio. Oggi invece ho comprato un libro sull’alimentazione dei bambini… io che ormai ce l’ho grandi e pasciuti, ma l’autore era lì, e a me interessava dirgli in qualche modo che apprezzavo il suo lavoro e che gli ero grato. Il libro servirà un giorno per i nipotini e lo conservo come bene prezioso.
Eccolo davanti a me il “segno”, il presepe che quest’anno
ho voluto fare entro la prima domenica di avv
Il Re dei re, fatto di das come tutte le altre
statuine, verrà ancora una volta anche a casa mia, ne sono sicuro.
Perché?
Perché, semplicemente, è un re che non fa distinzioni, viene per tutti, addirittura privilegia i peccatori, per cui, almeno da questo punto di vista, siamo tutti meritevoli della sua visita. Alzo lo sguardo su a destra. C’è un vecchio tempio mezzo diroccato, attiguo alla stalla della natività. in esso tre personaggi discorrono in pace attorno al fuoco, il “fuoco dell’unità”. Sono un ebreo maestro della legge, un principe mussulmano e un frate cristiano. Questo trittico, piaciuto anche ad alcuni artigiani napoletani che lo hanno replicato, vive nel mio presepio già da alcuni anni. Rappresenta un augurio? Una speranza per un qualcosa che verrà? Certo! E’ il segno di un avvento sicuro, come è certa la sua nascita a Betlemme e la sua morte e resurrezione: il mondo approderà all’unità. Un giorno il mondo sarà uno. Un immenso e planetario augurio di buon… “avvento” a tutti e tutte.
Scheggia special di novembre: Ed ora? Una doppia soluzione: la proposta di Giuliano Melani e quella di Mario Rossi Straordinaria proposta quella di Giuliano Melani, imprenditore toscano: “Compriamo il nostro debito!” Ricorda molto il motto friulano post-terremoto “Facciamo da soli”, ricordate? Mentre ancora si parlava del Belice e di altre tragedie questa gente, tosta e indomita, decise di mettere da parte lacrime e lamenti per ricostruirsi le case senza aspettare nessuno. Melani, quindi, non aggiunge lamento ai lamenti, men che meno pensa di scappare in Svizzera con i guadagni di una vita, no. Lui compra - ed invita a comprare – Btp (vedi corriere della sera) con un appello di una lucidità disarmante. Naturalmente, fino al 4 novembre Melani era un signor nessuno per cui, volendo lanciare l’appello da un giornale a grande tiratura, è stato costretto anche a compare una pagina del giornale. Le sue parole, oltre che convincenti, sono assolutamente veritiere e condivisibili, una specie di auto accusa che potremmo sottoscrivere tutti perché, in pratica e senza appelli, la colpa è di tutti. Naturalmente l’invito è diretto a chi i soldi li ha, anche se, ne sono certo, risponderanno per prime le vedove dando tutto ciò che hanno come obolo alla patria. Molti sanno come la pensavo e come la penso tuttora. Il degrado italiano è stato causato da persone che hanno fatto precise scelte di vita, o meglio, che hanno scelto la parte peggiore della vita. Il rilassamento dei costumi, lo spensierato gozzovigliare della cicala, una vita condotta (direbbe lo scrittore cattolico Igino Giordani) dalla cintola in giù, a cosa poteva portare? Facciamoci venire in mente un po’ di storia. Perché è crollato l’impero romano? Che fine hanno fatto re, principi e governanti che hanno pensato, primariamente, a soddisfare le loro voglie, premettendo gli interessi personali al bene del popolo? Chi viene ricordato con stima, rispetto e amore? Loro? O piuttosto chi ha denunciato le nefandezze dei potenti, anche al costo della vita, come tanti personaggi di ogni tempo (per tutti cito Tommaso Moro e Giacomo Matteotti). “Purtroppo” anche se potrei recriminare… dire a tanti amici e amiche: “ve lo avevo detto…” preferisco non percorrere questa strada, ma ascoltare il pensiero di Rossi. Ma chi è Mario Rossi? Come non conoscete lo pseudonimo del cittadino medio? Mario Rossi siamo io, tu, noi italiani naturalmente. E Mario Rossi che soluzione propone? Se lui non ha mai fatto una di quelle nefandezze elencate da Giuliano Melani, anzi mettiamo che, pur volendo, non le ha mai potuto fare (in potenza, quindi, diamo per buono che siamo tutti colpevoli) perché operaio o impiegato, busta paga fissa, con tutto gli straordinari massimo 1.300 euro e tanto lavoro, stanchezza, con figli e genitori anziani da sostenere. Premesso ciò, Mario Rossi, nel suo piccolo vuole dare la sua soluzione. Non in opposizione a quella di Melani, assolutamente, ma in aggiunta! Come se fosse l’altro lato della medaglia e insieme costituire il binario parallelo su cui far ripartire il treno Italia. Accanto alla soluzione personale, Mario propone la soluzione collettiva. Ovviamente anche la soluzione di Giuliano può assumere una dimensione collettiva, anzi l’augurio è proprio questo, che pur partendo da un moto interiore (vado in banca e compro Btp) la sottoscrizione dei buoni del tesoro diventi un fatto di portata nazionale. Tuttavia, Mario Rossi insiste e ragiona… Mettiamo che sul come andare avanti ogni partito presente nei due rami del parlamento italiano, selezioni un rappresentante. Questi personaggi, insieme e con pieni poteri (vista l’emergenza) decidono per tutti il da farsi, magari dopo un giorno chiusi, anzi blindati, in un bunker. Fare un governo tecnico? Andare alle elezioni anticipate? Beh, insieme e senza condizionamenti decidono per tutti. Poi Mario Rossi si lascia prendere dalla foga e pretende di applicare la soluzione collettiva in tanti altri ambiti: famiglie, scuole, fabbriche, uffici, parrocchie, condomini… Niente più maggioranze e minoranze, maggioranze risicate e minoranze divise… ma piuttosto: globalità, totalità, interezza. Perché Guelfi e Ghibellini? Bianchi e Neri? Montecchi e Capuleti? Ha senso chiedersi se il gruppo al comando di una nave che affonda è di destra o di sinistra? E cosa sono oggi tanti modelli sociali se non navi che affondano? Proprio perché impostati sulla spartizione della gestione del comando, sulla divisione del potere, sulle caste, le lobby, etc. etc. Mario Rossi sta parlando di un nuovo modello di democrazia, che potremmo definire: democrazia globale, basata sul diritto di ascolto e di parola di ogni componente e della ricerca unitaria di una soluzione. Naturalmente la stessa non potrà essere sempre raggiunta con l’unanimità. Mario Rossi lo sa. Ma sa anche che la storia dell’uomo è zeppa di momenti collettivi, e che questi momenti hanno permesso ad intere nazioni di risollevarsi, di andare verso ciò che comunemente definiamo progresso. Accanto alla soluzione A di Melani, indispensabile e irrinunciabile, bisogna percorrere una nuova strada: resto lì, con volontà e determinazione, ad offrire la mia soluzione B, ma pronto ad accogliere la soluzione C, D, E … di tutti gli altri, fino a raggiungere la soluzione F che, più o meno, soddisfi tutti. Strano, l’ultima lettera che ho qui usato è la effe, iniziale di FATTI. E proprio di FATTI buoni, intelligenti e risolutivi che c'è bisogno, come quello, appunto, di Melani.
La scheggia di novembre: Il “fagotto”: un nuovo (con radici antiche) modello di new economy? Ancora una volta a Loppiano (vedi www.loppiano.it ) una concreta risposta, certamente microscopica rispetto alle necessità nazionali, ma assolutamente significativa quale indicazione per concorrere a risolvere l’economia traballante in cui tante famiglie oggi si trovano a vivere: il fagotto. In una grande sala, solitamente utilizzata dai e per i giovani, è stato allestita un’esposizione di cose più o meno superflue che tanti di noi abbiamo nelle case e negli armadi magari inutilizzate da tempo. Di tali cose si è fatto, appunto, un bel fagotto e si è messo a disposizione di tutti. Tutto era ben ordinato, bello anche da vedersi. Abiti puliti e stirati, alcuni anche nuovissimi. Così scarpe, utensili da cucina, libri, soprammobili, etc. Tanti portavano e tanti prendevano. Poi una grande bacheca con le offerte di cose ingombranti e anche con richieste di cose non trovate in sala campeggiava all’ingresso. Una piccola scatola, quasi invisibile, per chi voleva lasciare anche un contributo per quanto aveva preso. Il Vangelo c’era tutto: “Date e vi sarà dato”, “Qualsiasi cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli…” “Vestire gli ignudi”… Il cuore sussultava quando vedevi che quella giacca che avevi appena portato, già era indossata da un giovane che proveniva, probabilmente, dall’altra parte del mondo. Un piccolo premio al mio dare: cercavo da tempo “Miracolo a Milano”, ma proprio perché considerato non necessario, non lo acquistavo. Beh, lì l’ho trovato, una videocassetta in ottime condizioni, praticamente nuova! Si, cari amici e amiche, che da sempre ricambiate i miei saluti con lo sforzo di leggere questi pensieri, non meravigliatevi se non parlo più di politica in maniera “classica”. Ho molto riflettuto sul contributo che potevo dare. Lascio a chi è più esperto e bravo di me l’analisi sulla situazione sociale, specie italiana, basta infatti leggere Città Nuova (vedi www.cittanuova.it) per trovare corrette riflessioni che, solitamente, condivido in pieno. Con tanti altri e altre, più che aggiungere parole, stiamo pensando di offrire concrete alternative alle attuali modalità con cui viene pensata e proposta la politica o l’economia, comprese le “ineluttabili” leggi del mercato…
E’
arrivato forse il momento di “parlare” dal basso, proponendo nuovi micro
modelli sociali, intessuti di cristianesimo autentico, intrecciati
profondamente con l’ambiente circostante, in modo da costituire cellule
vive, pensanti e agenti, proponenti e realizzanti. Il fagotto di
Loppiano ne è, appunto, un esempio. Ho ancora davanti agli occhi di un
paio di scarponcini, nuovissimi.
E poi, se vogliamo, possiamo pensare alle famiglie che si organizzano per acquistare i prodotti alimentari direttamente dal produttore oppure alla banca del tempo (ad es. tu mi fai un lavoro di idraulica e io ti insegno come utilizzare la posta elettronica) e tante piccole iniziative del genere. C’è bisogno di cambiamento, si, ma non tanto in senso ideologico, teorico. Tutte le grandi religioni e tutte le grandi ideologie lo hanno detto in ogni modo e maniera: si vive e si sopravvive tutti solo se amiamo ogni altro come noi stessi. E in questo senso vanno ripensati i modelli economici, le leggi e le regole del vivere sociale, i rapporti tra gli uomini e le strutture. E poi il Signore della Storia, nella sua venuta, ci ha già spiegato tutto. In questo tutto c’è veramente tutto. L’economia? “Date e vi sarà dato”. Come strutturare l’assistenza sanitaria? Vedi la parabola del buon samaritano. Le tasse? “Date a Cesare quello che è di Cesare”. Semplice? Si, ma non semplicistico. Perché tra il Vangelo e il “fagotto” c’è un oceano di vita, tante idee e teorie scientifiche, tante realizzazioni visibili in tante parti del mondo. Da questo un invito: mettiamo per un attimo da parte i giornali e spegniamo la TV. Apriamo gli armadi, tiriamo giù quel di più che pesa anche sulla nostra coscienza, prepariamo un bel fagotto e, con discrezione, mettiamolo a disposizioni di tanti centri che con intelligenza ed esperienza lo distribuiscono a chi ne ha più bisogno. E’ molto più facile (e bello) di quanto si può immaginare. |
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Ultimo aggiornamento: 03-01-12