ARCHIVIO SCHEGGE
 

 

 Le schegge, prima petali, prima ancora pensieri... prima ancora altro...

Le schegge vagano nell'universo finché incontrano qualcosa, o meglio "qualcuno"...

 

 

Scheggia di giugno: “Esperimentare il marketing con la gratuità, una proposta per superare la crisi economica”.

 Propongo come scheggia di questo mese una semplice riflessione nata dal partecipare ad un evento che in apparenza non ha niente a che vedere con la crisi economica e, tanto meno, con possibili soluzioni della stessa. Siamo in un piccolo ma assolutamente delizioso locale nel cuore del Valdarno, posto tra due comuni che, prossimamente, si unificheranno in una sola entità.

Vidal Snc, il nome di quest’azienda a carattere familiare, significa Vittorio, Davide ed Alessandra e come attività principale portano avanti l’osteria il Postiglione. Varcando la soglia d’ingresso ti sembra di entrare in un normale bar-tabacchi, ma appena ti spingi più dentro ti ritrovi in un tipico ambiente della più squisita tradizione toscana, con tanto di antichi attrezzi da lavoro dei campi appesi ai muri e mattoni rossi che incorniciano le pareti.

Il team è perfetto. La premiata ditta Vidal con il cuoco Franco si muovono in perfetta sinergia. Pochi secondi e sui tavoli appaiono i migliori piatti della tradizione locale ma anche le prelibatezze che la creatività dello chef , espressa anche da un magnifico baffo, mette in campo con grande maestria. Accade quindi che mentre la Vidal Snc e la ConneS viaggiavano splendidamente per affari loro, un “casuale” incontro mette insieme queste due autentiche bombe della creatività umana. Partiamo quindi con l’idea di realizzare una “Cena con i Marchesi Frescobaldi”, assaggi luculliani dello chef innaffiati da vini di classe, ma… a servire i vini e a descrivere le loro virtù lo lasciamo fare a Damiano e Salvatore, due promettenti allievi dell’Istituto Alberghiero Vasari di Figline.

Viene fuori una serata incredibile, a cui partecipano persone provenienti da entrambi i territori comunali e che presto daranno vita, guarda caso, ad un’unica municipalità. Cosa c’entra questa serata con lo sviluppo dell’economia? Direi molto… Il successo dell’iniziativa ha dimostrato una cosa molto semplice. Oggi più che mai bisogna puntare a “fare rete”. Questo sembra ormai un leitmotiv trito e ritrito, cavallo di battaglia della crema dell'economia. Ma chi lo fa veramente? Chi è capace di mettere insieme persone ed enti che agiscono sul territorio e producono insieme “fatti” economici? Cioè attività che partono da un investimento collettivo di risorse economiche e umane, per arrivare a restituire alla collettività eccellenza produttiva e reddito a largo raggio?

Da tale serata è venuto fuori quello che potrebbe rappresentare un modello, una best practice, qualcosa cioè d’imitabile e replicabile. Ben quattro gli attori coinvolti: prima di tutto gli imprenditori, poi un’associazione ben radicata sul territorio, gli allievi di un istituto che rappresenta la realtà scientifica e di formazione sottesa all’evento e, infine, le persone. Persone provenienti, a tutti i livelli, dalla cosiddetta “società civile”. Il progetto, quindi, è stato inserito nella black-box dove gli attori hanno partecipato, secondo le proprie competenze, alla riuscita del tutto. Ecco quindi l’out-put: soddisfazione generale, voglia di ritornare, prorompente effetto passaparola immediatamente attivato.

A valle di questa serata, grazie anche ad internet, centinaia e centinaia di persone hanno saputo della serata. Vidal Snc ha saputo investire al meglio, offrendo una serata ai convenuti veramente sorprendente e i partecipanti sono tornati alle loro case con un vivo senso di gratitudine nel cuore. E non perché hanno scoperto al moneto di pagare il conto che la serata era un "esperimento" e che quindi hanno beneficato gratuitamente della cena… No, erano veramente pronti a pagare, ma erano contenti soprattutto per aver vissuto un evento dal "sapore" speciale.

Si, cari amici e amiche di sempre. E’ giunta l’ora di cambiare. Come direbbero gli esperti bisogna proprio trasformare le difficoltà che stiamo attraversando in chance, in possibilità, in occasione per fare di più e meglio. Bisogna, anche con qualche piccolo sacrificio, dimostrare e convincere, partendo da un buon progetto e da fatti che esprimono coralità, coesione, sinergia. Purtroppo ancora oggi ci sono posti in cui, oltre a pagare un botto, ti offrono tanta tristezza, sia nelle cose, che nei servizi e, soprattutto, negli occhi.

Impariamo da Alessandra, Vittorio e Davide che hanno saputo investire prima di tutto nell’elemento base e principe di ogni reale e duratura fortuna (o provvidenza, per alcuni): la gratuità!

Impariamo dal preside del Vasari che ha subito aderito all’invito, perché è giunto il momento che il mondo dell’educazione entri nelle aziende da subito, mentre i giovani ancora stanno studiando.

Impariamo dalla... no, a dire il vero, la ConneS ha fatto poco o niente. Tuttavia, probabilmente, quel poco consiste nell’attività che oggi forse è più necessaria: mettere in relazione, collegare… connettere, appunto.  Il prossimo appuntamento dell'asse "Vidal-ConneS", già progettato e avviato avrà per titolo "Il Com-Unico... a tavola!". Beh, assolutamente da non perdere.

 

Scheggia di maggio: “Governare (zheng) equivale ad essere nella rettitudine.” Confucio

Carissimi e carissime, vi prego di considerare che aprire la scheggia di maggio con la celebre locuzione del padre della filosofia cinese non è ostentazione culturale. Decidendo di capire qualcosa dell’Oriente che abbiamo già in casa da qualche tempo, grazie al mio amico Hung, sto passando delle bellissime serate nella quiete del giardino in compagnia di Lao Tze, Confucio, Marco Palo, padre Matteo Ricci e un bel po’ di pubblicazioni che raccontano la Cina, soprattutto quella della “Via della seta”.Beh, penserete: “Cosa c’entrano le tue schegge che di solito parlano di politica, problemi sociali e altre cose simili con la Cina?” Allora, cerco di spiegarmi.

Da giovane, e chi ha letto “Cieli rossi” lo sa, agitavo per le strade di Napoli il pensiero di un grande cinese: Mao Tze Tung. Per la verità, e di questo ne faccio un grande mea culpa, il tutto si limitava alla sola agitazione, perché nonostante gli sforzi (pochi) non capivo un bel niente di quanto il celebre libretto conteneva. Tuttavia continuavo a gridare a squarciagola: “L’Oriente è rosso, l’Italia lo sarà”. Beh, non solo l’Italia non è diventata rossa, restando un grande paese capitalista, ma si è tinta molto di giallo… specie tra i negozi e i mercati rionali. In pratica i “compagni” cinesi sono diventati più borghesi di noi e ci stanno conquistando alla grande, proprio con le stesse nostre armi. Ma è questa la Cina? La vera Cina? Un voce gira insistente: se non conosci la Cina, vuol dire che non conosci l’altra metà della Terra. E allora, prima che la fortuna mi dia la possibilità di farmi un viaggetto col tentativo di stare tra la gente senza fare il turista da spennare, m’immergo nella lettura di cose cinesi, di cose antiche, di quelle cose che hanno fondato e messo insieme una delle più grandi civiltà che l’umano consesso abbia mai prodotto.

Leggendo, soprattutto Confucio, c’è veramente da restare sbalorditi! Parliamo, più o meno, di 2500 anni fa! Se parlasse oggi, ovviamente con un linguaggio moderno, non farebbe che ripetere gli stessi concetti. Parlerebbe di necessaria moralità della classe dirigente, di ascoltare la voce del popolo, di amministrare con amore e spirito di servizio, pur continuando a riconoscere la divisione dei ruoli e delle classi sociali.

“… un popolo privo di fiducia non è in grado di reggersi” Sono parole antiche, ma tremendamente attuali. Potremmo senz’altro affermare che oggi il livello di fiducia, ovviamente riferendoci all’organizzazione sociale e al destino del paese, è veramente ad un livello bassissimo.

Da qualche tempo mi capita di citare il crollo dell’impero romano come esempio di cosa può accadere quando la decadenza morale imperversa anche nel più solido e perfetto dei sistemi.

Tale decadenza, ovviamente coinvolge tutti gli ambiti, ma quando diventa “sistema” del sistema, prassi condivisa della classe dirigente, il crollo è inevitabile, ce lo dice la Storia (madre di vita).

In fondo con il voto delle amministrative cosa ha chiesto il popolo italiano se non la rettitudine?

Ed ora? Possiamo augurarci che essendo giunti al crollo economico, sociale, politico e morale, non ci resta che risalire?

Il 1° maggio a Loppiano si è visto qualcosa di più di una speranza. Tanti giovani si son messi un pomeriggio intero a parlare di politica, ne hanno discusso con passione, convinzione, competenza. Probabilmente le nuove generazioni saranno la vera sorpresa di questo italico terzo millennio. Un’operazione che possiamo fare da subito è proprio quella di metterci da parte, sostenere senza apparire, come hanno fatto gli adulti a Loppiano il 1° maggio quando le regole del gioco di ruolo ci hanno suggerito di partecipare restando in silenzio, ascoltando e basta. Abbiamo subito imparato che i giovani ragionano su cose concrete, senza demagogia e presunzioni. Ed è stato veramente un piacere accogliere nella mente e nel cuore le voci del futuro.

Basterà essere giovani per avere rettitudine e governare bene? La rettitudine è un fatto di educazione e di scelta, certo, ma ha bisogno anche di energia a sostegno, di voglia di fare le cose per un grande ideale. E quale ideale migliore della fraternità universale?

 

 Ecco una news veramente speciale!

Figline a Colori” Presso l’oratorio salesiano di Figline Valdarno si è svolta la manifestazione Figline a Colori organizzata dallo stesso oratorio, dalla comunità islamica presente nel Valdarno, dall'Associazione "Anelli Mancanti” di Figline e  dal Movimento dei Focolari. Come annunciato dagli organizzatori l’intento era quello di  costruire un momento di aggregazione e integrazione, una vera e propria festa  del dialogo della vita, che riuscisse a coinvolgere la cittadinanza figlinese nella sua dimensione multietnica.La pioggia incessante di questi ultimi giorni ha ceduto il passo ad un cielo improvvisamente luminoso, pertanto, come previsto, una partita di calcio alle 14,30 ha dato il via ai giochi. Ospite d’onore, in campo per qualche minuto nel ruolo di arbitro, il sindaco di Figline Riccardo Nocentini. C’è da evidenziare la coincidenza di quest’appuntamento progettato per favorire l’integrazione nel territorio con il lavoro intenso che la municipalità sta portando aventi per la fusione con il confinante comune di Incisa. Un cammino di unità, dunque, che prosegue in parallelo: da una parte le istituzioni con gli amministratori e dall’altra le aggregazioni civili ed ecclesiali con i cittadini. Il sindaco Nocentini consegnando le pergamene ricordo alle squadre e nel salutare tutti i presenti ha parlato di progresso dell’integrazione, di società che si costruisce in maniera composita tra le varie realtà presenti. Tanti sorrisi, strette di mano, continui dialoghi con i partecipanti, rendevano evidente che il primo cittadino è proprio il sindaco di tutti, il rappresentante dell’intera comunità, pur nella sua evidente, multiforme e variegata composizione. Visibilmente soddisfatto durante questo momento anche Abdul, che insieme al vice console del Marocco, hanno ben rappresentato la numerosa comunità araba presente all’evento. E, a proposito d’istituzioni, è intervenuto anche il dirigente scolastico dott.ssa Lucia Maddii che ha dato un forte sostegno all’evento inviando l’informativa a tutte le scuole del territorio.Mentre arrivavano partecipanti di ogni età, la macchina organizzativa guidata da Chiara e Yassin, distribuiva strisce di stoffa colorate, quasi a rendere plasticamente evidente il titolo dell’evento. Ecco quindi comporsi velocemente le squadre dei rossi, degli arancioni, dei gialli…tutti i colori dell’arcobaleno, via nel vento a correre, saltare, giocare!Giochi senza tempo come la corsa dei sacchi e il tiro alla fune hanno fatto da cornice a giochi più moderni come il basket, la palla a volo, il calcetto e il ping pong.Il congegno organizzativo e l’ampia struttura dell’oratorio hanno consentito la contemporaneità dei giochi. Si è innescata così una poderosa girandola di grandi e piccini, di esperti che celavano l’esperienza in favore di coraggiosi dilettanti allo sbaraglio, in tutti una grande gioia, l’ebbrezza di chi sta vivendo un momento veramente speciale. Un grande tabellone colorato ha raccolto i punteggi delle squadre, tuttavia ad attrarre l’attenzione erano soprattutto i “motti” che le squadre prima di giocare han dovuto creare: “Un amico in più di ieri”, “Pieni di gioia siamo e il colore indaco esprimiamo!”, “Viva Figline a Colori”… Beh, quest’ultima espressione racchiude con lapidaria semplicità tutta la gioia di quest’evento, una gioia che dovrebbe raccontare come sia possibile che persone di tutte le età e di etnie diverse riescano, in pochi secondi, a guardarsi e trattarsi con grande familiarità. Fratelli e sorelle anche a tavola, durante la cena organizzata alla buona, offrendosi reciprocamente le semplici pietanze tipiche della propria terra. E a proposito di fraternità, citiamo che tra i presenti c’era anche Hajnajime un giornalista arabo con il quale si è stabilita subito un’originale intesa. Proprio come effetto di questa giornata passata abbiamo pensato di scrivere congiuntamente un articolo per i rispettivi siti web, un articolo scritto sia in italiano che in arabo e che raccontasse, al meglio che si può, la semplice straordinarietà di questo evento. Sono stati circa 50 i ragazzi impegnati con il calcio, altri 150 quelli che hanno partecipato ai giochi a squadre, un altro centinaia di persone hanno aiutato e partecipato in vario modo. Figline a Colori, quindi, già al suo nascere si può considerare un “evento”, “qualcosa” che ha mobilitato l’entusiasmo e la voglia di esserci di oltre 300 persone. Tanti hanno espresso il desiderio e la speranza che questa manifestazione si possa realizzare ogni anno, che divenga, quindi, un appuntamento fisso; anche perché…ritornando alle proprie case nel buio del giorno che finisce, mista alla gioia, c’è già un po’ di nostalgia.

Sulla sinistra il alto stringo la mano a Hajnajime, sotto l'articolo di sopra scritto in arabo e sotto una delle squadre che ha giocato durante la giornata.

 

 

Scheggia di Marzo 2012: nella decrescita felice tracce di Verità?

 Il 21 febbraio eravamo proprio in tanti, stipati come sardine nella pur ampia libreria l’Arcobaleno al Polo Lionello ad ascoltare le tesi del padre della decrescita felice Sérge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all’università Paris-Sud.

L’italiano “francofono” di monsieur le professeur calava lento ma deciso sull’uditorio, composto nella maggioranza da giovani studiosi, attratti forse, anche dalla notorietà del personaggio.

Naturalmente, di questi tempi, parlare di economia significa parlare di crisi… e perché? Ne siamo proprio sicuri? Economia vuol dire per forza crisi? Occorre quindi un primo chiarimento: se parliamo di economia di tipo “occidentale”, ovviamente nella più ampia accezione del termine, probabilmente si, dobbiamo parlare di crisi, nel senso che l’economia in quanto scienza ha smesso, per il momento, di aiutare a produrre benessere, ricchezza, soldi. Tuttavia occorre precisare un po’ le cose e ricondurre il termine “economia” nel suo significato etimologico, dal greco classico regole di casa fino ad assumere quello di gestione del patrimonio. Qualcosa quindi che in sé, nella gestione di quello che si ha, non avrebbe niente di trascendentale. Se hai molto, gestisci molto, se hai poco gestisci poco. Punto. E invece, come tutto sommato si è fatto durante la serata, bisogna parlare di crisi del capitalismo e, mi si permetta, con esso, aggiungerei: crisi del liberismo e di ogni derivante neoliberismo degli anni ottanta e dintorni. Il concetto di Latouche è molto semplice: ad una realtà finita come la Terra può applicarsi un concetto infinito come quello insito al capitalismo? Produrre allo scopo di… produrre?  Che economia, cioè sana gestione delle cose, è questa? Latouche ha messo semplicemente il dito su una piaga in cancrena da tempo. Quanti scienziati si sono sgolati – ed oggi non hanno neanche più voce – per dire all’umanità che le risorse non sono infinite? Un capitalismo che pone le sua fondamenta sull’utilizzo del petrolio potrà mai avere un destino eterno? Attenzione, parliamo di una bazzecola di anni – venti al massimo trenta – perché si esauriscano le ultime scorte di petrolio sottoterra.

Ma passiamo a qualche considerazione “suggestiva”…Una delle 8 “erre” di Latouche sta per “riciclaggio”… Che fine avranno fatto le 12 ceste di cibo avanzate dal miracolo dei pani e dei pesci? Sappiamo che Gesù raccomanda espressamente di raccogliere perché nulla vada perduto. Probabilmente riutilizzare tutto ciò che avanza è un invito forte ad avere nella massima considerazione la materia, anche trasformata dall’uomo, che la natura ci elargisce.

Latouche è convinto – e, lo dobbiamo confessare, ha convinto anche l’assemblea – della validità di un concetto contenuto anche in uno slogan che noi sessantottini amavamo gridare nelle piazze: lavorare meno, lavorare tutti! Poi come tutte le cose di quell’epoca un po’ scomoda è passato di moda, persino dai pensieri e dai ricordi. Eppure… beh, pensate alla parabola degli operai dell’ultima ora. Gesù organizza la giornata di lavoro non in base alle otto ore, magari dieci se consideriamo lo straordinario, ma in relazione al fatto che tutti devono mangiare, e che il padrone della vigna, da bravo capitalista illuminato, alla fine considera la produzione nella sua globalità riuscendo anche a rispettare tutte le tipologie di contratto stipulate. Ovviamente il senso e il significato teologico e ben altro, tuttavia… si ha un po’ l’impressione che Gesù in fondo, anche con la raccomandazione di non affannarsi nel procurarsi da mangiare e da vestirsi, considerasse il lavoro strumentale all’uomo e non viceversa, necessario, senz’altro (ha lavorato sodo come falegname) ma come un qualcosa a tempo determinato e funzionale alla sopravvivenza. Attenzione! Questo non vuol dire sminuirne il grande valore insito nel termine lavoro, assolutamente. Qui sta scrivendo uno che in trentasei anni di lavoro si sarà assentato giusto il tempo di farsi un’operazione agli occhi e tornare in ufficio ancora bendato. Tuttavia allo scoccare delle ore per cui venivo pagato, andavo via lasciandomi dietro tutti i problemi per dedicarmi alla famiglia e al mondo che mi aspettava fuori. Naturalmente al rientro in ufficio chiudevo le porte sul mondo che lasciavo. Risultato di questo approccio al lavoro? Vi assicuro: massima soddisfazione dell’azienda, perché massimi erano i risultati.

Ancora un’altra “erre” di Latouche: ridistribuire. Ma scusate! Cosa c’è di più evangelico di questo termine? Qualcuno si opporrà per farmi intendere che il senso, il profondo significato, ciò che veramente voleva dire, etc. etc. non ha niente a che vedere con il Vangelo. Beh, pensatela come volete, ma ri-distribuire significa semplicemente che le risorse distribuite con i criteri che tutti stiamo conoscendo, tipo gli stipendi dei grandi manager dello Stato… devono essere distribuite di nuovo, con altri criteri magari fondati sull’equità, sul fatto che tutti hanno diritto a soddisfare perlomeno i bisogni primari. Ricordate le prime comunità che nascevano dopo la partenza di Gesù? Secondo l’attuale logica gli Apostoli, grandi manager del Vangelo, meritavano per il loro servizio una cifra pari almeno a un milione degli attuali euro all’anno, naturalmente tradotti in sesterzi, dracme o altre monete del tempo, una cifra comunque  abissale rispetto alla media di quanto possedevano i primi cristiani. Il punto è che la ri-distribuzione dovrebbe avvenire più su base volontaria che per legge dello Stato, dove la cosa è stata un po’ forzata, senza alcun dubbio, è fallita.

Come si fa quindi a ricondurre l’economia verso la sua vocazione originaria di gestione delle cose di casa, quindi di regole di famiglia, quindi attinente ad un luogo di relazione e di fraternità, come direbbe Luigino Bruni? Come affrancarla da un’idea di capitalismo diventata anche un po’ melanconica perché inevitabilmente associata nel subconscio collettivo alle Lehan Brothers o a Callisto Tanzi?

Buone e valide le proposte della decrescita felice, soprattutto se ci si prende la briga di leggere con attenzione i libri del Nostro. Si può scoprire, infatti, che l’ossimoro decrescita – felicità costituisce un tracciato, una serie di cose logiche da perseguire, un preciso disegno intessuto della mai morta saggezza del buon padre di famiglia che ha retto l’economia, la giurisprudenza e ogni logica sociale per secoli. Intanto, nella nostra micro economia, qualche principio suggerito da Latouche si può tentare di applicarlo… L’altra sera mi sono divertito a riparare un paio di ottimi calzini (purtroppo ho l’alluce perforante), beh, un tempo li avrei buttati senza indugio, ora li ho ai piedi, vi confesso, con calda soddisfazione.

 

 

La scheggia di febbraio 2012.

Sinergia sociale: la Cittadinanza attiva e un Comune che funziona.

In questi tempi dove la dicotomia, beh diciamo anche la lacerazione, tra i cittadini e la politica è probabilmente al massimo livello storico, ecco un’esperienza di segno assolutamente opposto.

I fatti. Qualche tempo fa, nei pressi dell’ASL di Figline Valdarno, vengono finalmente realizzate  le strisce pedonali sulla carreggiata attigua. La segnaletica orizzontale era oltremodo desiderata in quanto la strada in questione fa concorrenza al circuito di Monza per la velocità con cui qualche automobilista la percorre…  

Beh, mentre soddisfatti andiamo ad osservare l’opera da vicino, con sorpresa constatiamo che, se le strisce da un lato partono da un marciapiedi ben fatto con tanto di moderna pensilina per l’attesa dei pullman, dall’altra parte terminano in una specie di scarpata! E infatti, non solo è disagevole camminarci dentro, ma se si aggiunge la pioggia, diventa un vero disastro.Sento un po’ il parere degli abitanti del circondario e tutti concordano: bisogna fare qualcosa! Inviamo una email al Sindaco e al Responsabile dell'urbanistica con tanto di foto e chiediamo - cortesemente - di realizzare un pezzo di marciapiede dalla parte ove manca.

A questo punto… e di questi tempi…

Mi sembra di vedere la vostra espressione incredula, qualche sorriso sardonico, come a dire: “Mai sei folle? E quanto mai si è visto che oggi in Italia, senza conoscenze, aderenze, parentele, etc. etc. si ottiene qualcosa così, con una semplice email… ma facci il piacere!”

Beh, che ci crediate o no, e se non vi accontentate di queste foto, venite a vedere di persona… dopo quindici giorni circa che si è fatta presente la cosa, ecco che vediamo degli operai del Comune all'opera, sistemare il passaggio pedonale come meglio neanche si poteva immaginare. Infatti, oltre al marciapiedi, c’è anche una transenna e un bel cartello che indica: “Attenzione qui si passa a piedi!”

Ma c’è ancora un aspetto da sottolineare, non trascurabile… fatto il lavoro e accontentati i cittadini, i responsabili della cosa pubblica avrebbero potuto sottolineare… evidenziare… ma quanto siamo stati solerti... e invece? Silenzio assoluto.

Beh, se loro non parlano, da questa pagina web, visitata da un buon numero di persone di ogni parte del Valdarno e di tutt'Italia, parlo io e… ringrazio.

Ringrazio soprattutto per questo dignitoso silenzio.

Ringrazio perché, oggi più che mai, la politica può recuperare la sua vocazione più vera, quella del servizio, solo se smette di vendere fumo (tra l’altro a caro prezzo) e fare fatti. Attenzione, il “fatto” non solo ha valore per ciò che opera, ma testimonia che il valore che lo ha generato - senso del dovere, attenzione per la propria gente, etc. - c'è, ed è vivo e vegeto.

Mi direte: “Ma basta un solo fatto per ridare fiducia e speranza?” Beh, intanto, con un buon “fatto” nel cuore, giri per la città e ti accorgi, ad esempio, del decoro urbano e di tanti dettagli che prima non notavi. E, infondo, pensi che ti è andata proprio bene a capitare da queste parti.

Ieri è arrivata una telefonata. Uno dei tanti sondaggi che ti chiedono come hai votato, se credi ancora nella politica, se la pubblica amministrazione del tuo paese funziona… e su questo punto potevi dare un voto da 1 a 10. Beh, con quel “fatto” ancora presente nel cuore, quale voto pensate che abbia dato?

Si, avete ragione, il massimo.

 

Scheggia di Gennaio 2012"Cercando le cose di lassù".

Molti anni fa chiesi a Chiara Lubich di consigliarmi una frase che mi accompagnasse per tutta la vita. Lei mi rispose che per me andava bene un’espressione tratta dalla lettera di Paolo di Tarso ai Colossesi: “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù.”

Beh, con il primo giorno del nuovo anno, è arrivata una lieta sorpresa. In tutto il mondo si vivrà in questo mese di gennaio proprio la frase che mi sta tenendo compagnia da tanti anni (vedi www.focolare.org). Chiara nel commento che viene proposto, dice che esiste un mondo, nel quale regna l’amore vero, la comunione piena, la giustizia, la pace, la santità, la gioia. La gioia…

E cosa augurarvi di meglio cari amici e amiche che ogni tanto vi prendete la briga di leggere queste schegge se non la gioia? Di tanti e tante di voi vedo qui davanti a me il viso con un’espressione un po’ dubbiosa, come a dire: “Ma di che gioia ci vieni a parlare se siamo ormai in piena recessione? Se questo presente appare molto più nero di qualunque previsione passata?”

Eppure, per questo nuovo anno, vorrei proporvi un esperimento, un percorso un po’ inedito… nato anche da una mia recentissima esperienza.

Durante il periodo natalizio mi sono detto: “Possibile che non abbia neanche una persona che può avercela con me? Che non ci sia nessuno con cui è rimasta un po’ di ruggine, qualcosa da  sistemare?” Pensa e ripensa, mi è venuto in mente qualche nome, anche di persone con cui non mi sentivo o vedevo da tempo. E allora, approfittando del periodo natalizio, ho inviato loro i miei auguri e… tutti hanno risposto, al meglio di come pensavo. L’effetto? Ho passato questo Natale avvolto da una luce, da una gioia indefinibile, assolutamente fuori dal normale. Era come se vivessi in un altro mondo… era la gioia di quel mondo…

Uno dei vantaggi direi che è proprio questo. E’ vero che cercando le cose di lassù si entra in un mondo ineguagliabile rispetto ad ogni altro mondo, ma quell’atmosfera viene replicata qui, in questo mondo. Possiamo ottenere dunque un anticipo di paradiso. E siccome per ottenerlo basta amare il fratello al meglio che si può, ecco che il principio resta valido, probabilmente, anche se siamo poco credenti, per niente praticanti, di altra fede o convinzione.

E allora direi che l’augurio di prosperità e salute, che solitamente accompagna questo momento così speciale dell’arrivo del nuovo anno, risulta più una conseguenza che una causa della gioia, di “quella” gioia… Nel senso che non il danaro o la buona salute rappresenteranno il motivo della nostra contentezza. Saremo felici perché prima abbiamo amato il fratello, chiunque sia e in qualunque condizione. Tale impegno, come è stato promesso, ci porterà nel nostro grembo anche una buona misura scossa e pigiata, ci guarirà da ogni male, ci farà vivere allegramente, direi quasi in uno stato di gioiosa incoscienza, tanto c’è un Padre che, commosso dall’amore reciproco, ci inonda d’amore e pensa Lui a tutto. Attenzione, per come ci conosciamo spero che nessuno pensi ad una delazione dalla propria fatica, dal proprio sudore da versare… continuo a sostenere l’antico e incrollabile adagio aiutati che Dio ti aiuta! Ma sono sempre più convinto che credere e operare con e per la fraternità è un sistema a dir poco infallibile, addirittura matematico per costruire un mondo d’amore, e quindi una società basata sulla pace e sulla giustizia, sulla soluzione di ogni povertà, sulla prosperosa abbondanza evangelica.

Ecco il mio augurio per voi carissimi e carissime che, anche per amore verso la mia persona, leggete ogni mese queste schegge.

Per i giorni del 2012 ti auguro:  

che l’aria che ti circonderà, ovunque tu vada, possa riscaldarsi del tuo amore,

che ogni essere che ti passerà accanto resti beneficato dal tuo respiro, dalla tua parola, dal tuo gesto

che ogni elettrone del tuo corpo trasmetti pace e armonia, luce e sapienza

che insieme a tanti e tante tu possa attivare cellule sociali fibrillanti di speranza, di carità, di tenerezza

e allora…

sia la gioia! quella gioia!

con la conseguenza che si avveri tutto quanto desideri

e anche di più!

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La scheggia di dicembre 2011: “L’avvento di tutti gli avventi.”

Avvento, dal latino adventus, venire, sopraggiungere. Nelle chiese cattoliche si accende la prima delle quattro candele. La candela accesa significa: ora la luce arriva. Ora la Luce viene. Attesa per le schiere di angeli che ancora grideranno: “Gloria nell’alto dei Cieli e pace in Terra agli uomini di buona volontà”.

Ancora una volta sopraggiunge lo stupore, la meraviglia per un Dio, creatore e signore di tutte le cose, che preferisce nascere in una stamberga, piuttosto che in una dignitosa clinica privata.

O no? Oppure ci siamo abituati ad un 25 dicembre, tutto sommato, uguale a qualsiasi altro giorno del calendario, perso in un banale  déjà vu dal sapore commerciale trito e ritrito? E poi, in questo tempo di crisi, non sai neanche se le luci e gli addobbi per le strade siano diminuiti per mancanza di soldi o perché il Natale sta perdendo il suo fascino.

E no, cari amici e amiche, proprio no! Resistiamo! Gridiamo, prima con la vita e poi con tutti i “segni” possibili che sta per arrivare… siamo prossimi all’avvento di tutti gli avventi. Lo dico anche a quanti credono poco o niente, lo dico ai fratelli mussulmani, ai buddisti, a tutti, tutti. E’ in arrivo colui che ha detto tante cose universali, tra le quali: “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Chi è contrario a questa legge inscritta nel DNA di ogni uomo?

In questo mese di dicembre, in cui si preannunciano sacrifici dovuti ad una crisi di cui nessuno più ne comprende le origini e i confini, consoliamoci fratellini e sorelline, sta per arrivare… Arriva Colui che ha detto: date e vi sarà dato… Ma quale crisi economica può arginare quella misura scossa, pigiata e traboccante che ci è stata promessa?

Ieri eravamo entrati in una trattoria e ci ha fermati un extracomunitario, ci ha guardato negli occhi e ci a detto: non voglio soldi, datemi da mangiare… Dopo una simpatica trattativa sul tipo di pasto (era partito dalla minestra e visto il nostro “va bene” si era avviato verso deliziosi manicaretti…) Poi l’abbiamo lasciato mangiare in pace il cibo offerto dalle nostre tasche capienti quanto basta per noi e per un prossimo di passaggio. Oggi invece ho comprato un libro sull’alimentazione dei bambini… io che ormai ce l’ho grandi e pasciuti, ma l’autore era lì, e a me interessava dirgli in qualche modo che apprezzavo il suo lavoro e che gli ero grato. Il libro servirà un giorno per i nipotini e lo conservo come bene prezioso.

Eccolo davanti a me il “segno”, il presepe che quest’anno ho voluto fare entro la prima domenica di avvento. Questi piccoli atti d’amore fatti in questi giorni verso prossimi sconosciuti, compresa la riconciliazione con il Cielo che ho voluto fare per prepararmi bene all’Avvento, mi hanno messo dentro come una soave ebbrezza nel guardare il mio presepe. Una gioia sottile, ma tanto forte che la testa mi gira.

Il Re dei re, fatto di das come tutte le altre statuine, verrà ancora una volta anche a casa mia, ne sono sicuro. Perché?

Perché, semplicemente, è un re che non fa distinzioni, viene per tutti, addirittura privilegia i peccatori, per cui, almeno da questo punto di vista, siamo tutti meritevoli della sua visita.

Alzo lo sguardo su a destra. C’è un vecchio tempio mezzo diroccato, attiguo alla stalla della natività. in esso tre personaggi discorrono in pace attorno al fuoco, il “fuoco dell’unità”. Sono un ebreo maestro della legge, un principe mussulmano e un frate cristiano. Questo trittico, piaciuto anche ad alcuni artigiani napoletani che lo hanno replicato, vive nel mio presepio già da alcuni anni. Rappresenta un augurio? Una speranza per un qualcosa che verrà? Certo!

E’ il segno di un avvento sicuro, come è certa la sua nascita a Betlemme e la sua morte e resurrezione: il mondo approderà all’unità. Un giorno il mondo sarà uno.   

Un immenso e planetario augurio di buon… “avvento” a tutti e tutte.

 

 

 

 

 

 

Scheggia special di novembre: Ed ora? Una doppia soluzione: la proposta di Giuliano Melani e quella di Mario Rossi

Straordinaria proposta quella di Giuliano Melani, imprenditore toscano: “Compriamo il nostro debito!”  Ricorda molto il motto friulano post-terremoto “Facciamo da soli”, ricordate? Mentre ancora si parlava del Belice e di altre tragedie questa gente, tosta e indomita, decise di mettere da parte lacrime e lamenti per ricostruirsi le case senza aspettare nessuno. Melani, quindi, non aggiunge lamento ai lamenti, men che meno pensa di scappare in Svizzera con i guadagni di una vita, no. Lui compra  - ed invita a comprare – Btp (vedi corriere della sera) con un appello di una lucidità disarmante. Naturalmente, fino al 4 novembre Melani era un signor nessuno per cui, volendo lanciare l’appello da un giornale a grande tiratura, è stato costretto anche a compare una pagina del giornale. Le sue parole, oltre che convincenti, sono assolutamente veritiere e condivisibili, una specie di auto accusa che potremmo sottoscrivere tutti perché, in pratica e senza appelli, la colpa è di tutti. Naturalmente l’invito è diretto a chi i soldi li ha, anche se, ne sono certo, risponderanno per prime le vedove dando tutto ciò che hanno come obolo alla patria.

Molti sanno come la pensavo e come la penso tuttora. Il degrado italiano è stato causato da persone che hanno fatto precise scelte di vita, o meglio, che hanno scelto la parte peggiore della vita.

Il rilassamento dei costumi, lo spensierato gozzovigliare della cicala, una vita condotta (direbbe lo scrittore cattolico Igino Giordani) dalla cintola in giù, a cosa poteva portare?

Facciamoci venire in mente un po’ di storia. Perché è crollato l’impero romano? Che fine hanno fatto re, principi e governanti che hanno pensato, primariamente, a soddisfare le loro voglie, premettendo gli interessi personali al bene del popolo?  

Chi viene ricordato con stima, rispetto e amore? Loro? O piuttosto chi ha denunciato le nefandezze dei potenti, anche al costo della vita, come tanti personaggi di ogni tempo (per tutti cito Tommaso Moro e Giacomo Matteotti).

“Purtroppo” anche se potrei recriminare… dire a tanti amici e amiche: “ve lo avevo detto…” preferisco non percorrere questa strada, ma ascoltare il pensiero di Rossi.

Ma chi è Mario Rossi? Come non conoscete lo pseudonimo del cittadino medio? Mario Rossi siamo io, tu, noi italiani naturalmente.

E Mario Rossi che soluzione propone? Se lui non ha mai fatto una di quelle nefandezze elencate da Giuliano Melani, anzi mettiamo che, pur volendo, non le ha mai potuto fare (in potenza, quindi, diamo per buono che siamo tutti colpevoli) perché operaio o impiegato, busta paga fissa, con tutto gli straordinari massimo 1.300 euro e tanto lavoro, stanchezza, con figli e genitori anziani da sostenere.

Premesso ciò, Mario Rossi, nel suo piccolo vuole dare la sua soluzione. Non in opposizione a quella di Melani, assolutamente, ma in aggiunta! Come se fosse l’altro lato della medaglia e insieme costituire il binario parallelo su cui far ripartire il treno Italia. Accanto alla soluzione personale, Mario propone la soluzione collettiva.

Ovviamente anche la soluzione di Giuliano può assumere una dimensione collettiva, anzi l’augurio è proprio questo, che pur partendo da un moto interiore (vado in banca e compro Btp) la sottoscrizione dei buoni del tesoro diventi un fatto di portata nazionale. Tuttavia, Mario Rossi insiste e ragiona…

Mettiamo che sul come andare avanti ogni partito presente nei due rami del parlamento italiano, selezioni un rappresentante. Questi personaggi, insieme e con pieni poteri (vista l’emergenza) decidono per tutti il da farsi, magari dopo un giorno chiusi, anzi blindati, in un bunker. Fare un governo tecnico? Andare alle elezioni anticipate? Beh, insieme e senza condizionamenti decidono per tutti.

Poi Mario Rossi si lascia prendere dalla foga e pretende di applicare la soluzione collettiva in tanti altri ambiti: famiglie, scuole, fabbriche, uffici, parrocchie, condomini… Niente più maggioranze e minoranze, maggioranze risicate e minoranze divise… ma piuttosto: globalità, totalità, interezza. Perché Guelfi e Ghibellini? Bianchi e Neri? Montecchi e Capuleti? Ha senso chiedersi se il gruppo al comando  di una nave che affonda è di destra o di sinistra? E cosa sono oggi tanti modelli sociali se non navi che affondano? Proprio perché impostati sulla spartizione della gestione del comando, sulla divisione del potere, sulle caste, le lobby, etc. etc.

Mario Rossi sta parlando di un nuovo modello di democrazia, che potremmo definire: democrazia globale, basata sul diritto di ascolto e di parola di ogni componente e della ricerca unitaria di una soluzione. Naturalmente la stessa non potrà essere sempre raggiunta con l’unanimità. Mario Rossi lo sa. Ma sa anche che la storia dell’uomo è zeppa di momenti collettivi, e che questi momenti hanno permesso ad intere nazioni di risollevarsi, di andare verso ciò che comunemente definiamo progresso.

Accanto alla soluzione A di Melani, indispensabile e irrinunciabile, bisogna percorrere una nuova strada: resto lì, con volontà e determinazione, ad offrire la mia soluzione B, ma pronto ad accogliere la soluzione C, D, E … di tutti gli altri, fino a raggiungere la soluzione F che, più o meno, soddisfi tutti. Strano, l’ultima lettera che ho qui usato è la effe, iniziale di FATTI.

E proprio di FATTI buoni, intelligenti e risolutivi che c'è bisogno, come quello, appunto, di Melani. 

 

 

La scheggia di novembre 2011: Il “fagotto”: un nuovo (con radici antiche) modello di new economy?

Ancora una volta a Loppiano (vedi www.loppiano.it ) una concreta risposta, certamente microscopica rispetto alle necessità nazionali, ma assolutamente significativa quale indicazione per concorrere a risolvere l’economia traballante in cui tante famiglie oggi si trovano a vivere: il fagotto.

In una grande sala, solitamente utilizzata dai e per i giovani, è stato allestita un’esposizione di cose più o meno superflue che tanti di noi abbiamo nelle case e negli armadi magari inutilizzate da tempo. Di tali cose si è fatto, appunto, un bel fagotto e si è messo a disposizione di tutti.

Tutto era ben ordinato, bello anche da vedersi. Abiti puliti e stirati, alcuni anche nuovissimi. Così scarpe, utensili da cucina, libri, soprammobili, etc. Tanti portavano e tanti prendevano. Poi una grande bacheca con le offerte di cose ingombranti e anche con richieste di cose non trovate in sala campeggiava all’ingresso. Una piccola scatola, quasi invisibile, per chi voleva lasciare anche un contributo per quanto aveva preso.

Il Vangelo c’era tutto: “Date e vi sarà dato”, “Qualsiasi cosa avete fatto al più piccolo dei miei fratelli…” “Vestire gli ignudi”…

Il cuore sussultava quando vedevi che quella giacca che avevi appena portato, già era indossata da un giovane che proveniva, probabilmente, dall’altra parte del mondo. Un piccolo premio al mio dare: cercavo da tempo “Miracolo a Milano”, ma proprio perché considerato non necessario, non lo acquistavo. Beh, lì l’ho trovato, una videocassetta in ottime condizioni, praticamente nuova!

Si, cari amici e amiche, che da sempre ricambiate i miei saluti con lo sforzo di leggere questi pensieri, non meravigliatevi se non parlo più di politica in maniera “classica”. Ho molto riflettuto sul contributo che potevo dare. Lascio a chi è più esperto e bravo di me l’analisi sulla situazione sociale, specie italiana, basta infatti leggere Città Nuova (vedi www.cittanuova.it) per trovare corrette riflessioni che, solitamente, condivido in pieno. Con tanti altri e altre, più che aggiungere parole, stiamo pensando di offrire concrete alternative alle attuali modalità con cui viene pensata e proposta la politica o l’economia, comprese le “ineluttabili” leggi del mercato…

E’ arrivato forse il momento di “parlare” dal basso, proponendo nuovi micro modelli sociali, intessuti di cristianesimo autentico, intrecciati profondamente con l’ambiente circostante, in modo da costituire cellule vive, pensanti e agenti, proponenti e realizzanti. Il fagotto di Loppiano ne è, appunto, un esempio. Ho ancora davanti agli occhi di un paio di scarponcini, nuovissimi. Pensavo al bimbo che le avrebbe indossate e che magari apparteneva ad una famiglia di “nuovi poveri”, quelli che fino a ieri potevano campare con un solo stipendio e che oggi stanno in seria difficoltà.

E poi, se vogliamo, possiamo pensare alle famiglie che si organizzano per acquistare i prodotti alimentari direttamente dal produttore oppure alla banca del tempo (ad es. tu mi fai un lavoro di idraulica e io ti insegno come utilizzare la posta elettronica) e tante piccole iniziative del genere.

C’è bisogno di cambiamento, si, ma non tanto in senso ideologico, teorico. Tutte le grandi religioni e tutte le grandi ideologie lo hanno detto in ogni modo e maniera: si vive e si sopravvive tutti solo se amiamo ogni altro come noi stessi. E in questo senso vanno ripensati i modelli economici, le leggi e le regole del vivere sociale, i rapporti tra gli uomini e le strutture. E poi il Signore della Storia, nella sua venuta, ci ha già spiegato tutto. In questo tutto c’è veramente tutto. L’economia? “Date e vi sarà dato”. Come strutturare l’assistenza sanitaria? Vedi la parabola del buon samaritano. Le tasse? “Date a Cesare quello che è di Cesare”. Semplice? Si, ma non semplicistico. Perché tra il Vangelo e il “fagotto” c’è un oceano di vita, tante idee e teorie scientifiche, tante realizzazioni visibili in tante parti del mondo. Da questo un invito: mettiamo per un attimo da parte i giornali e spegniamo la TV. Apriamo gli armadi, tiriamo giù quel di più che pesa anche sulla nostra coscienza, prepariamo un bel fagotto e, con discrezione, mettiamolo a disposizioni di tanti centri che con intelligenza ed esperienza lo distribuiscono a chi ne ha più bisogno. E’ molto più facile (e bello) di quanto si può immaginare.

 

 

Schegge di settembre 2011: Il capotribù lavapiatti e la felicità.

Ecco una “scheggia” veramente interessante. Alcuni media hanno narrato la storia di un capotribù del Togo, forse si tratta di un re o di un principe non si capiva bene, che dalla Baviera segue la sua tribù mentre svolge lavori umili come quello del lavapiatti. Si vede nei filmati un uomo che fa politica. Ogni tanto prende il telefono e dispone, consiglia, indirizza, risolvendo i problemi della sua gente. La domenica finalmente passeggia tranquillo e felice  con il suo sgargiante costume insieme alla moglie.

Felice? Si, felice. Felice come uno che ha la consapevolezza di fare il proprio dovere fino in fondo, come uno che ha la coscienza in pace, come uno che ama.

Naturalmente si spera che questa esperienza possa cadere su qualche testa come una benefica mazzata. Quanti politici nostrani dovrebbero prendere esempio da questo re lavapiatti? Soprattutto in questo periodo in cui si discute tanto dei costi della politica e di politici – di ogni orientamento! – corrotti, mariuoli, depravati, etc. etc.

Il criterio del buon padre di famiglia… con questo adagio si sono gettate le basi della giurisprudenza e dei codici legislativi di mezzo mondo. In fondo il nostro re lavapiatti cosa fa? Applica alla lettera questo principio. Intanto lui per essere un buon padre della sua famiglia emigra in cerca di lavoro, un qualsiasi lavoro. Tuttavia, siccome la sua tribù si fida ciecamente di lui, sente il dovere di non abbandonare la sua gente e continua a seguirla anche a miglia di chilometri di distanza. Tutto continua a funzionare perfettamente grazie al telefono. Costi di questa politica? Vicino allo zero.

E’ logico quindi chiedersi se è veramente necessario per una piccola nazione come l’Italia fornire superstipendi a migliaia di personaggi di cui ben pochi sanno cosa facciano in realtà.

Il colpo basso dato ai contribuenti onesti (una parte non esigua d’italiani)  dall’ultima  finanziaria con il taglio ai tagli, cioè un lieve ritocco migliorativo (per loro) alle aliquote per i parlamentari con doppio lavoro, è stata una cosa veramente deludente, tanto da far sognare la sostituzione totale dei politici con degli umili e coscienziosi lavapiatti.

Non aggiungo altro. Invito tutti e tutte a raccogliere gli appelli dei presidenti Napolitano e Marcegaglia. Il primo che non sa più come raccomandare senso di responsabilità e consapevolezza del momento. La seconda che chiede e richiede interventi strutturali e a lungo respiro, invece di affrettate e  inconsistenti soluzioni.

Beh, anch’io voglio prendere esempio dal capotribù lavapiatti.

Questa sera, dopo aver annotato con diligenza i conti delle uscite ed entrate di oggi della famiglia, ascoltato la mamma lontana suggerendo consigli per salute, distribuito informazioni ad amici sul come risolvere alcuni problemi… quasi quasi vado a lavare una montagna di piatti in cucina. Pertanto, chiedo permesso, ho un po’ di vera politica da fare.

schegge d'agosto 2011: "ognuno dia il suo".

Melanzane, pomodori, cetrioli, susine, pannocchie, etc. etc. No, cari amici e amiche, non intendo offrire prodotti della terra online, almeno per il momento… Vorrei semplicemente parlarvi di un’altra economia, di qualcosa che, se attuata, potrebbe costituire la panacea di tutti i guai materiali di oggi e riempire tutti i granai del mondo.

In questi giorni ho incontrato diversi amici che per mangiare qualcosa di genuino - ma anche per risparmiare qualche euro - hanno messo mano a vanga e zappa traendo dalle zolle ogni ben di Dio. Parlo di persone che non fanno questo come lavoro principale, tra loro ci sono pensionati, impiegati, persino un ingegnere. Beh, fin qui, direte voi, abbastanza normale … Diventa forse meno normale se aggiungiamo che questi coltivatori semiprofessionisti, concimano il loro terreno con una buona dose di generosità e al posto degli anticrittogamici spruzzano il fogliame con abbondanti gesti di solidarietà. In buona sostanza, una parte del loro raccolto la mettono a disposizione di chi ne ha bisogno. Se poi qualcuno si pone il problema che tenere un orto comporta anche delle spese e vuole contribuire lasciando qualche soldarello, può anche succedere che i nostri contadini, di tale contributo, trattengono poco per sé per sostenere opere di carità dall’altra parte del mondo.

Fantasie? Favole? Assolutamente no. Il mio frigo pieno zeppo di questi doni lo testimonia. Ci sono quindi persone che mettono in moto cervello e braccia per seminare e raccogliere per poi condividere ciò che posseggono con altri, dopo aver trattenuto il giusto per sé.

Questa esperienza rappresenta, ovviamente, anche un fatto economico. Il contadino parte dal fare un investimento per attrezzare al meglio il suo orto con lo scopo di ricavarne il maggior profitto possibile. La particolarità è che il plusvalore rappresentato dai frutti in più, eccedenti, viene gratuitamente distribuito.

A questo punto ecco alcune considerazioni.

1° Questo modo di gestire il di più viene esercitato in moltissimi punti del globo. L’invito a donare (non parliamo di obbligo) è celato in tutte le culture, le razze e le religioni. In particolare per il cristianesimo (es.: chi a due tuniche ne dia una a chi non ne ha) gli evangelisti hanno abbondato su parabole e inviti espliciti di Gesù sull’argomento, con una promessa lapidaria e inequivocabile: date e vi sarà dato.

2° Moltissimi donatori e donatrici – e non solo dei prodotti agricoli - possono testimoniare che, prima o poi, nel loro grembo viene versata una buona misura scossa e traboccante. Si parla di frequente di centuplo, il ritorno di cento volte quanto si è donato, ma in alcuni casi si dovrebbe parlare addirittura di milluplo

3° La terza ed ultima considerazione, riguarda quando sta accedendo in queste ore con la madre di tutte le manovre finanziarie che il governo italiano è costretto dai mercati (e forse un po' anche da sé stesso) a imporre all’intera collettività. Si chiedono sacrifici a tutti. E questo va bene.

Tuttavia, tra le tante, vorrei proporre un'altra strada. Una strada ispirata dal presidente della Ferrari Montezemolo, che come sua ricetta alla crisi proponeva: "era meglio una patrimoniale su noi ricchi". Ed è forse il caso, ora che si prospettano ulteriori sacrifici per quelli che già stanno peggio, di ricordare ai più ricchi l’antico adagio evangelico su citato, quello della tunica. Ricordiamo loro che con le bisacce piene è difficile passare dalla cruna dell’ago, per cui la proposta è semplice: cedere - volontariamente - una piccola percentuale delle proprie ricchezze alla collettività oggi in grande sofferenza. E’ anche questo un modo di donare, di vendere quello che si ha e darlo ai poveri, per non abbassare gli occhi come fece il giovane ricco. Se il governo ha risparmiato i patrimoni dei ricchi dalla manovra, non possono essi, i ricchi, ripeto volontariamente autotassarsi e offrire una bella fetta di patrimonio alle pubbliche istituzioni grondanti sangue (loro sì che grondano...) come i comuni, le regioni e quello che rimane delle provincie?

Chiara Lubich tempo fa, durante gli anni della contestazione, disse ad un suo compagno che reclamava un mondo più giusto: “Vedi bisogna passare dal ognuno deve dare il suo al ognuno può dare il suo”. Naturalmente non solo i ricchi possono dare, ma anche un povero può donare un pezzetto del suo, l'effetto è sempre quello di fare un ottimo investimento, per l'umanità e per sé stessi, per l'intera collettività e per la propria famiglia.

Questo modo di vivere l'economia, con il date e vi sarà dato, non rappresenta un'utopia impossibile a pianificarsi a livello collettivo. Essa è prassi quotidiana di milioni di persone e migliaia di strutture nel mondo. C'è una manovra finanziaria in atto silenziosa, dove tutti danno e chi più ha più da, ma non per legge o per decreto, no. Per scelta personale, per libera e autonoma volontà.

Si, la vera manovra che cambierà il mondo – come già silenziosamente sta avvenendo – non è quella che viene imposta ma è quella, molto più duratura e vincente, che sorge spontanea da un cuore convertito all’amore per il prossimo, per un prossimo singolo o un prossimo collettivo come lo Stato. Un esempio concreto? Provate a cliccare su questo sito www.pololionellobonfanti.it vi accorgerete che esiste ed opera un'altra economia, un economia basata sul Vangelo.

L’era nuova sta passando da quelle mani che staccano la verdura del ramo per offrirla al fratello bisognoso di passaggio. E, per dirla con un tono più serio e scientifico, l’economia che animerà le nazioni future non sarà quella basata sulla logica del profitto e del guadagno speculativo ad ogni costo. No. Le nuove terre – come i nuovi cieli – saranno sostenute dall’economia dell’amore, dall’economia di comunione, dal date e vi sarà dato infuso in ogni transizione di beni o di servizi. Utopia? Beh, la scomparsa del razzismo con le sue leggi inique non era utopia? Il voto alle donne non era utopia? Un’assistenza sanitaria di base per tutti non era utopia? Il crollo del comunismo non era utopia? Non stiamo assistendo ad un altro inimmaginabile crollo, quello del capitalismo? E poi a che punto siamo con il terzo valore della rivoluzione francese, la fraternità? Non è il caso di dargli una scossa se con gli altri due siamo a buon punto?

Tra l’altro il bello di queste manovre evangeliche è che non hanno bisogno di lunghi iter parlamentari. Si possono implementare da subito, a partire da sé stessi o da un piccolo gruppo di persone - povere e/o ricche non importa - ben convinte e motivate.

Ah, scusate devo concludere, bussano alla porta... apro... c'è una persona a cui questa mattina avevo donato piccoli dolci, mi ha portato una bottiglia di ottimo vino. Beh... provare per credere!

SCHEGGE di luglio 2011: riposarsi per esserci

Ecco, siamo già in piena estate. Tanti, come noi, non possono nascondere un'ombra nel cuore, noi per motivi di salute, altri perché non potranno permetterselo. Fare vacanza oggi, più di ieri, costa caro. Eppure quel buon uomo che organizza i turni per dializzati a Maratea ci chiama e... ci annuncia che c'è la possibilità di essere inseriti in una lista per il periodo da noi segnalato. Beh, c'è poco da restare meravigliati. Si crede o no nella Provvidenza? Si è pronti a scommettere che l'Eterno Padre non se ne sta inattivo tra le nuvole come forse tanti pensano, ma segue i suoi figli passo passo? E che ci aiuta, ci sostiene e ci conforta non facendoci mancare nulla? Eccoci dunque qui, a passare una quindicina di giorni in uno dei luoghi (senza esagerare) più belli del creato. Ed anche qui si assiste ad una micro-espressione della fraternità universale. Medici attenti e scrupolosi, infermieri e operatori sanitari professionali ma anche gentili e affettuosi, pronti a farti sentire a tuo agio e ad aiutarti, preoccupato come sei che tutto vada bene. Purtroppo anche qui arriva, come un'eco disturbatrice, la lista nera della finanziaria: sanità, pensioni, sacrifici... Ed è normale pensare che prima o poi toglieranno anche questa possibilità che ora stai godendo, questi turni aggiuntivi, che tutto sommato alla collettività costano poco, ma che per il turista ammalato rappresentano la possibilità di sentirsi come tutti e al pari di tutti, ricambiando il servizio con i suoi soldi che lascia alla comunità sociale che lo accoglie. No, adesso bisogna andare al di là di questa nube nera. E' tempo di vacanza. Il cielo deve restare limpido. Tuttavia... rinfranchiamo pure il corpo e lo spirito, ma prepariamoci per quando saremo chiamati a scegliere la nuova compagine parlamentare. Proviamo a fare un bilancio sull'operato degli "onorevoli" che abbiamo votato, soprattutto quelli diventati ministri. Proviamo a fare il conto del tempo che hanno avuto a disposizione con la qualità e l'efficacia delle leggi e dei decreti emanati. Scopriremo che forse è il caso di rinnovarla un po' questa classe politica. Nel frequentare certi ambienti mi sembra di scorgere giovani laureati in gamba, che magari hanno avuto il coraggio di "buttarsi" in politica (vedi  Salvatore Scalzo candidato a sindaco di Catanzaro) prendendo, per il momento, anche qualche sonora sconfitta. Si, cari amici e amiche, godiamoci l'estate, ma in vista di un domani che vieta la pigrizia e il dolce far niente mentre "altri" si danno da fare alle nostre spalle per girare in auto blu (tutta da ridere questa limitazione del max 1600 cilindrata...), senza preoccupazioni per il futuro. Tanto bastano un paio di legislazioni per vivere da nababbo tutta la vita alla faccia di chi tira la stringa per sopravvivere. Sembra proprio un terribile deja vu: "Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. (Mt 23)" No, riposiamoci per partecipare, vigilare, proporre, cambiare. In una sola parola: esserci.

 

SCHEGGE DI GIUGNO 2011

Alle sei e mezza di qualche domenica fa un pullman apre le porte per accogliere un gruppo di persone e le loro valigie. Beh, siccome c'eravamo anche noi sul quel mezzo, possiamo testimoniare che si trattava veramente di una gita "speciale"! Siamo partiti dall'ospedale S.M. Annunziata di Bagno a Ripoli (FI), detto anche in relazione alla località "Ponte a Niccari", diretti all'isola d'Elba. Si dirà: "... e cosa c'è di tanto speciale andare a farsi una vacanza all' Elba?" Spieghiamolo.

Per chi vive la realtà della dialisi sa bene che non conviene allontanarsi troppo dal luogo di residenza, tuttavia non sono pochi quelli che cercano di soddisfare l'umano desiderio di vacanza spostandosi in un altro centro, magari più vicino al mare. Il rischio è quello di trovare del personale in seria difficoltà poiché conosce poco o nulla dei pazienti.

E invece in questa gita cosa succede? Per la buona volontà di alcuni medici e infermieri una volta all'anno gli ammalati e familiari prossimi possono permettersi il lusso di fare una settimana di vacanza in un posto stupendo, naturalmente con dialisi compresa. La mattina e il pomeriggio c'era la possibilità di fare il bagno nell'acqua cristallina di Naregno, oppure andare a visitare la residenza monumentale di Napoleone o la cittadina di Capoliveri, mentre la sera, se non c'era la dialisi, si poteva visitare Porto Azzurro e Porto Ferraio. Tanto, tutto era bello, magico, come solo un'isola nel cuore del Mediterraneo può esserlo.

Noi viviamo questa realtà da un paio di anni, tuttavia abituarsi all'idea che non si può viaggiare più, oppure non è possibile spostarsi oltre i due giorni... è un po' dura, specie se hai amici e parenti lontano. Logicamente, la vita è bella lo stesso, anzi in qualche modo la valorizzi di più, un giorno che la salute ti permette di passeggiare un po' al sole, diventa un giorno bellissimo. Però, poter andare all'isola d'Elba... e chi mai l'avrebbe immaginato?

C'è ancora qualcosa di speciale da dire... Chi purtroppo è costretto ad aver a che fare con la sanità viene stuzzicato nella parte più intima di sé stessi, in particolare ci si sente spesso inerme nelle mani di un personale guardato con sospetto e timore. E invece con noi all'Elba non solo c'erano fior di professionisti, esperti dell'arte medica, ma anche persone d'amore. Persone che oltre a preoccuparsi di farti stare bene nel corpo, sanno starti vicino e incoraggiarti, persino divertirti con esilaranti battute condite di gustosa ironia.

Siamo stati bene. Anzi, a ben pensarci, erano tanti anni che non si faceva un po' di vacanza normale, di quelle che non bisogna pensare a cucinare, pulire e lavorare più di quanto si fatica in ufficio o in fabbrica.

Era logico che quest'esperienza finisse con una festa, con tanto di torta, regali, abbracci e baci. Ed è altrettanto logico che in noi resti un sentimento di gratitudine verso queste persone che ci sono state vicine in una maniera così attenta e affettuosa. Ciò anche per un altro motivo: da anni e insieme a tanti altri nel mondo si cerca di testimoniare che il rispetto del prossimo è fondamentale per la pace e l'armonia sociale. Scoprire che ci sono realtà, magari vicino casa, dove ciò avviene nel silenzio e senza tanti clamori è veramente bellissimo.

SCHEGGE DI FEBBRAIO 2011

E se l'amore fosse l'unica e vera realtà?

 Sarà vero? Sarà falso? E’ giusto rivelare? E’ meglio nascondere? Non vorrei parlare di quello di cui oggi si parla… e poi, di cosa o meglio, di chi dovrei parlare? Di una ragazzina di nome Ruby e di un gruppo di povere disgraziate come lei che passavano le serate annoiandosi a guardare film e ascoltare musica? E che siccome chi le invitava alla festa era particolarmente sensibile alla loro povertà, erano costrette ad accettare qualche migliaia di euro e un tetto dove ricoverarsi dalle intemperie.

No, non desidero aggiungermi al coro degli accusatori, tanto credo che quella Giustizia che conosce il cuore dell’uomo e i suoi segreti, prima o poi, ma soprattutto al meglio, metterà la parola fine a tutti i veri o presunti mali.

Tuttavia… intanto…  non si può tacere e fare finta di niente.

Una volta bastava attendere la sentenza. Un responso oggettivo, sopra le parti, in quel cielo che tutti sovrasta perché “La legge è uguale per tutti”. E ora? Ora che si mette in dubbio la legittimità non di qualche giudice ma dell’intero sistema giudiziario, a chi appellarsi? Chi guardare con una sufficiente certezza?

Eppure, anche di fronte a questa inarrestabile deriva, petali di fraternità incoraggiano a non mollare.

A Milano un carabiniere, Alessandro Micalizzi, vede un bambino distratto cadere giù sulle rotaie della metro. Non ci pensa due volte salta giù, prende il piccolo e lo lancia in salvo, salvando poi se stesso dall’arrivo del treno. Grazie Alessandro, hai messo in pericolo i tuoi 26 anni con l’immediatezza della persona disposta a sacrificare la propria vita apparentemente d’istinto, senza riflettere o ragionare. Ma tu sai che non è così perché il tuo gesto è frutto di una vita cresciuta all’ombra dei valori dei tuoi cari, delle realtà belle e sane in cui sei vissuto fin da piccolo e di come, una volta carabinieri, hai radicato nel tuo cuore gli aspetti più nobili dell’Arma.

Beh, qualcuno penserà. Cosa centra il caso Ruby con il salvataggio operato da Alessandro? Forse niente… a meno del fatto che entrambe sono espressioni, episodi che l’unica umanità del terzo millennio esprime. Aspetti negativi e positivi di una stessa medaglia? Direi proprio di no. La realtà più vera perché intrisa di amore e di bellezza (ciò che ab aeterno regola l’universo) è quella di Alessandro, e con essa milioni di azioni di umanità, solidarietà, carità che ogni giorno vengono compiuti su tutta la faccia della terrà.

E il resto? Quello che fa raccapriccio?

Non esiste…

Ecco cosa possiamo fare: dimostrare, con la nostra vita e con il nostro esempio, che il male non esiste. Non perché non c’è (altrimenti saremmo degli illusi) ma semplicemente perché ignoriamo, oscuriamo, delegittimiamo ogni sua presunta coerenza o necessità di esserci in nome del diritto di qualsiasi potente di turno a fare ciò vuole.

I miei ultimi sette mesi li ho passati accanto alla compagna della mia vita, convivendo giorno e notte con le sue sofferenze fisiche e psicologiche, come fanno tantissimi sposi e spose che realizzano l’eterno precetto che invita i coniugi a restare uniti nella salute come nella malattia e come me milioni e milioni nel mondo e nella Storia.

E allora, sarà un caso Ruby qualsiasi ad oscurare la grandezza e la bellezza del rapporto uomo – donna?  E, soprattutto a mercificare la figura femminile appartenuta per secoli e secoli alle madri, alle spose, alle amate fanciulle adorate ed osannate da ogni giovane che scopre l’inesprimibile emozione di un nuovo amore che nasce nel palpito del cuore?

Lascio alle parole di una canzone del Gen Rosso la conclusione di questa riflessione:

Credo che l’amore è più forte, credo che l’amore vincerà.*

* da Non fermarti ora – Gen Rosso http://www.genrosso.com/index.php

 

SCHEGGE DI  Gennaio 2011

2011, ed inizia una nuova decade di questo terzo millennio con le umane tragedie che perpetuano la storia del mondo. Giusto per citare: il decadimento morale, le stragi d'innocenti commesse in nome della fede, l'instabilità economica occidentale con la conseguente maggiore povertà di chi stava male e la maggiore ricchezza di chi già lo era... Ma insomma, qualcuno mi dirà, quali petali di fraternità s'intravedano in quest'anno dell'era cristiana duemila e undici? Eppure... petali delicati e colorati già nascono in questo deserto e volano per l'aree. L'ultimo: l'ex rabbino di Roma Toaff, dal rispettabile tetto dei suoi 95 anni, ha detto che la beatificazione di Karol Wojtyla è “il riconoscimento a un grande Papa e a un grande uomo che io ho conosciuto molto bene”. Naturalmente a leggere questa notizia il pensiero di noi tutti è andato alla storica visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma avvenuta nel 1986, uno dei "petali di fraternità" più belli e significativi della storia contemporanea. Toaff, esprime in questo modo un sentimento fondamentale per la fraternità: la sua stima per il nostro grande papa. Si, la stima. Cioè valorizzare l'altro, soprattutto se ha una fede altra, una cultura altra, uno stile di vita altro. E questo valorizzare parte prima di tutto come atto interiore, dopo il riconoscimento personale, fatto nel silenzio del proprio sé, del valore dell'altro. E poi l'esprimere nel modo migliore possibile, specie nelle pubbliche occasioni, questa stima. Si, cari amici e amiche, l'invito di questo mese di gennaio è quello di riflettere insieme sull'importanza vitale e strategica per la fraternità universale della stima per il prossimo. Andiamo a caccia del positivo nelle persone che ci circondano e, prendendo il coraggio a due mani, esprimiamo loro tutta la nostra stima, magari senza leziosità inventate, ma con il sottolineare l'importanza e il valore di un gesto, di una parola che ha fatto o detto l'altro. Chiara Lubich direbbe: facciamo il tifo per l'altro!

SCHEGGE DI Settembre 2010La vita è andata verso la Toscana.

Cara Toscana, patria di personaggi illustri e straordinaria terra d'arte, eccomi qua. Per poco? Per molto? Proprio non lo so. L'unica certezza che mi auguro è quella di non smettere mai di costruire anche qui, ovviamente al meglio che posso, l'ideale della fratellanza universale. Tante amatissime persone hanno vissuto con me, giorno per giorno, gli eventi di dolore che ci hanno costretto a lasciare, almeno per il momento, l'amatissima Calabria. Per comprendere questa inevitabile scelta basta seguire i media quando presentano l'assurdo e tragico sistema della sanità nel sud. Tuttavia se gli avvenimenti "terreni" hanno condotto la mia famiglia a stabilirsi nell'incantevole paese di Figline Valdarno poco lontano da Firenze, sono certo che "altri progetti" sono stati pensati perché arrivassimo in Toscana. Il 2 gennaio del 1976 la città di Catanzaro accolse con amore un giovane napoletano che doveva restare in Calabria appena un anno... ne sono poi passati 34! Tutti spesi tra grandissime gioie e profondi dolori, ma comunque cercando di testimoniare che l'unità del genere umano è possibile. In quella terra martoriata ed offesa due grandi amori: la comunità ecclesiale e la comunità civile, la Chiesa e la Società, il Cielo e la Terra. E questo in un gioco d'amore vissuto con tanti fratelli e sorelle, amici e amiche di tutte le convinzioni e culture; un gioco condotto con il costruire insieme tanti eventi di unità, spesso all'insegna dell'arte, della politica, del sociale. Abbiamo dato a Dio e abbiamo dato a Cesare. Certo con tutti i limiti di questo mondo, ma credo che non ci siamo sottratti all'impegno, all'esserci, al celeste mandato di trafficare i talenti. Se poi l'abbiamo fatto bene o male è un altro discorso. Beh, in relazione a questi due amori, anche arrivando in questa terra, alcuni segni... Una delle prime sere, appena arrivati, abbiamo l'occasione di assistere alla Festa del Perdono, un'antica manifestazione che vede impegnate sia la comunità ecclesiale,  che quellacivile di Figline in una serie di eventi. Prima della processione mi avvicino al Vescovo e gli racconto in sintesi il perché eravamo arrivati lì, lui mi guarda con profondità e benedice la mia famiglia facendomi un segno di croce sulla fronte. Nel cuore avverto tutto l'amore della Chiesa. Poco distante incontro il sindaco. Lo vado a salutare e gli ricordo che gli ho inviato "Cieli rossi" in regalo per la biblioteca. Ci scambiamo una calorosa stretta di mano, promettendoci di rivederci. E qui avverto nel cuore tutta la dimensione di accoglienza del popolo toscano. E poi... a Loppiano! La mitica cittadella stra-amata, sognata, desiderata da milioni di persone in tutto il mondo. Ho potuto rivedere e annunciare a tantissime persone conosciute in passato che ora eravamo lì, a condividere ancora insieme un pezzo di questa bellissima vita. Ad ottobre sarà un anno che stiamo soffrendo e gridando per questo lungo e doloroso parto, ma la nascita di ciò che dovrà avvenire sarà una lieta e gioiosa sorpresa, il frutto che nascerà da questo seme che muore sarà uno splendore! Ne sono certo. Uno splendore come la cupola del Brunelleschi che in questo momento sto ammirando, qualcosa quindi di unico, raro e irripetibile per bellezza e armonia.

novembre 2009 L'era del falso problemaRiflessione online del mese:   Riflessione online del mese:Il terzo millennio si configura come l'era del "falso problema". Prendiamo ad esempio la questione del crocifisso sul muro. Mettiamoci dalla parte del Signore, si proprio di Gesù che da lassù assiste a tutta la vicenda. Una domanda sorge spontanea - direbbe il grande Lubrano -  ma al Cristo dei cattolici, dei protestanti, degli ortodossi è proprio rilevante questo problema? Diciamo meglio, dovendo scegliere di essere mostrato sulle mura di case, uffici, scuole o di essere visibile in altre occasioni, che farebbe? Beh, penso che molti di noi risponderebbero che, probabilmente, al Signore, visto che gli sta a cuore il ritorno dei peccatori al Padre, interessi molto di più la conversione del cuore più che la mostra (o l'ostentazione) della propria fede. Inoltre... siamo proprio convinti che tutti coloro che gridano "anatema!", siano sensibili alle lacrime di quel Dio affisso alle proprie spalle? Sappiamo che in fondo Gesù era un tipo rivoluzionario, un po' deciso, forte. Immaginiamolo mentre entra in uno studio di un barone della medicina, che in quel momento sta dicendo alla persona che se vuole essere operata in fretta e bene dalla sua malattia, deve trovare al più presto una x somma. Beh, probabilmente prenderebbe la sua riproduzione dal muro e con decisione la userebbe tipo martello sulla testa del ricattatore. Oppure immaginiamo alcuni insegnanti di religione, che parlano di Lui con Lui appeso alle spalle. Senti, senti e scopri che l'esimio prof non solo non è cattolico, ma in realtà lui non ha mai creduto a niente e nessuno. In passato la croce (su uno scudo) era stata persino brandita per simboleggiare un partito politico. Beh, si forse all'inizio... pensando a don Sturzo, a De Gasperi, etc. qualcosa di giustificato forse c'era. Pertanto, riportiamo il problema nella sua vera luce: oltre ad appenderlo sul muro, il Cristo, lo teniamo appeso sul cuore? Purtroppo i media, quelli de "Il grande fratello" o "L'isola dei famosi", ci hanno distolto mente e ragione dai veri problemi del nostro tempo, operando una sorta di "giustificazione alla amoralità", anzi una sollecitazione alla ricerca della soddisfazione corporea, emozionale, istintiva. Di questo passo non avremo bisogno di togliere Cristo dal muro, sarà lui stesso a scendere e scappare via.

ottobre 2009  Tempo di lupi, tempo d'impegno.  Riflessione online del mese:Quale dunque la prima conseguenza nel fare propria l'idea della fraternità universale? Ogni altra persona è mio fratello, è mia sorella, e allora? La risposta rischia di essere banale... se hanno fame, gli trovo da mangiare... se non hanno un lavoro, divento imprenditore... se subiscono dei torti, cerco la giustizia. E allora prendiamo un popolo a caso... i Calabresi! Quanti torti hanno subito nella plurimillenaria storia della loro terra? Dai Romani che umiliarono i Bruzi e depredarono la Sila per farne navi e cenere, dai Saraceni che per mille anni  punzecchiarono le coste trasformando coraggiosi pescatori in timorosi montanari, dai Normanni agli Aragonesi, dai Borboni ai Piemontesi, etc. etc. che indussero gente pacifica ad armarsi di schioppo e forcone. Da quante ingiustizie è stata vessata la Calabria? Quanti lupi l'hanno sbranata? Molti lupi stranieri, ma - purtroppo - anche qualche lupacchiotto nostrale che ha sempre perso il pelo e non vuole proprio imparare a perdere il vizio. Per esempio, il branco che si è infiltrato nelle istituzioni, magari qualcuno all'inizio era animato persino da buona volontà, poi sai com'è... sbrana tu, che sbrano anch'io. "Ma sì, coliamola a picco quella barchetta... tanto noi andiamo a bagnarci alle Seychelles, mica siamo scemi, e poi se non arrivano più turisti, chi se ne frega, meglio, più tranquillità! Intanto dividiamo come sempre... 5% a me... (* discorso tra lupi captato in un corridoio di un grande palazzo)". E poi ancora qualche discorso tra lupi sempre colto a volo: "... perché la chiamano mala sanità? Se a noi ci fa tanto bene?" Continuiamo? No, non ha senso ripetere ciò che sanno tutti. Probabilmente, parlando di lupi, e per essere precisi, dei lupi infiltrati nella politica, ha molto più senso discutere (e agire) sul come fare per allontanarli. Ovviamente siamo in democrazia, e soprattutto siamo quelli della fratellanza, per cui, pur disperati, speriamo sempre che i peccatori si pentano, che i lupi ridiventino, come la gran parte, agnelli. Tuttavia il mezzo, c'è, eccome! Si chiama impegno! Che significa "esserci", in prima persona. Per amore di quel popolo di fratelli e sorelle nella sofferenza, rendere disponibili le proprie capacità e... fare politica! Politica attiva, nei sindacati, nei partiti, nelle liste civiche, organizzarsi, candidarsi e sostenere candidati nuovi, irreprensibili. Possibilmente senza mai dimenticare che politica significa "servizio"...

 

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