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auto, lavoro, tempo... quasi sempre riesco a trovare proprio qualcuno
che ne ha bisogno, coincidenze? Non so. Intanto ecco: on line for you
una pagina appositamente creata perché offerte ed esigenze facciano
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SCHEGGE, cioè pensieri?
riflessioni? testimonianze? Anche... Soprattutto desidero che
siano pezzi di me e di te che vagano nell'universo in cerca di
milioni di altre schegge con cui frantumarci per ripartire con
rinnovata energia e luce. Semplicemente: incontriamoci e
raccontiamoci pezzi di vita. |
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idea della ConneS !!!
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"VIAGGIA CON ME"
Prossimamente l'associazione ConneS
attiverà un progetto utile a risparmiare
notevoli spese per
viaggiare!
I compagni di viaggio non solo condividono il costo, ma potranno
scambiarsi opinioni ed esperienze, farsi compagnia, nella sicurezza e
nella tranquillità di essere tutti soci ConneS. |
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Scheggia di maggio:
“Governare (zheng)
equivale ad essere nella rettitudine.” Confucio.
Carissimi e carissime, vi prego
di considerare che aprire la scheggia di maggio con la celebre
locuzione del padre della filosofia cinese non è ostentazione
culturale. Decidendo di capire qualcosa dell’Oriente che abbiamo
già in casa da qualche tempo, grazie al mio amico Hung, sto
passando delle bellissime serate nella quiete del giardino in
compagnia di Lao Tze, Confucio, Marco Palo, padre Matteo Ricci e
un bel po’ di pubblicazioni che raccontano la Cina, soprattutto
quella della “Via della seta”.Beh, penserete: “Cosa c’entrano le
tue schegge che di solito parlano di politica, problemi sociali
e altre cose simili con la Cina?” Allora, cerco di spiegarmi.
Da giovane, e chi ha letto “Cieli
rossi” lo sa, agitavo per le strade di Napoli il pensiero di un
grande cinese: Mao Tze Tung. Per la verità, e di questo ne
faccio un grande mea culpa, il tutto si limitava alla sola
agitazione, perché nonostante gli sforzi (pochi) non capivo un
bel niente di quanto il celebre libretto conteneva. Tuttavia
continuavo a gridare a squarciagola: “L’Oriente è rosso,
l’Italia lo sarà”. Beh, non solo l’Italia non è diventata rossa,
restando un grande paese capitalista, ma si è tinta molto di
giallo… specie tra i negozi e i mercati rionali. In pratica i
“compagni” cinesi sono diventati più borghesi di noi e ci stanno
conquistando alla grande, proprio con le stesse nostre armi. Ma
è questa la Cina? La vera Cina? Un voce gira insistente: se non
conosci la Cina, vuol dire che non conosci l’altra metà della
Terra. E allora, prima che la fortuna mi dia la possibilità di
farmi un viaggetto col tentativo di stare tra la gente senza
fare il turista da spennare, m’immergo nella lettura di cose
cinesi, di cose antiche, di quelle cose che hanno fondato e
messo insieme una delle più grandi civiltà che l’umano consesso
abbia mai prodotto.
Leggendo, soprattutto Confucio,
c’è veramente da restare sbalorditi! Parliamo, più o meno, di
2500 anni fa! Se parlasse oggi, ovviamente con un linguaggio
moderno, non farebbe che ripetere gli stessi concetti.
Parlerebbe di necessaria moralità della classe dirigente, di
ascoltare la voce del popolo, di amministrare con amore e
spirito di servizio, pur continuando a riconoscere la divisione
dei ruoli e delle classi sociali.
“… un popolo privo di fiducia non
è in grado di reggersi” Sono parole antiche, ma tremendamente
attuali. Potremmo senz’altro affermare che oggi il livello di
fiducia, ovviamente riferendoci all’organizzazione sociale e al
destino del paese, è veramente ad un livello bassissimo.
Da qualche tempo mi capita di
citare il crollo dell’impero romano come esempio di cosa può
accadere quando la decadenza morale imperversa anche nel più
solido e perfetto dei sistemi.
Tale decadenza, ovviamente
coinvolge tutti gli ambiti, ma quando diventa “sistema” del
sistema, prassi condivisa della classe dirigente, il crollo è
inevitabile, ce lo dice la Storia (madre di vita).
In fondo con il voto delle
amministrative cosa ha chiesto il popolo italiano se non la
rettitudine?
Ed ora? Possiamo augurarci che
essendo giunti al crollo economico, sociale, politico e morale,
non ci resta che risalire?
Il 1° maggio a Loppiano si è
visto qualcosa di più di una speranza. Tanti giovani si son
messi un pomeriggio intero a parlare di politica, ne hanno
discusso con passione, convinzione, competenza. Probabilmente le
nuove generazioni saranno la vera sorpresa di questo italico
terzo millennio. Un’operazione che possiamo fare da subito è
proprio quella di metterci da parte, sostenere senza apparire,
come hanno fatto gli adulti a Loppiano il 1° maggio quando le
regole del gioco di ruolo ci hanno suggerito di partecipare
restando in silenzio, ascoltando e basta. Abbiamo subito
imparato che i giovani ragionano su cose concrete, senza
demagogia e presunzioni. Ed è stato veramente un piacere
accogliere nella mente e nel cuore le voci del futuro.
Basterà essere giovani per avere
rettitudine e governare bene? La rettitudine è un fatto di
educazione e di scelta, certo, ma ha bisogno anche di energia a
sostegno, di voglia di fare le cose per un grande ideale. E
quale ideale migliore della fraternità universale?
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Ecco una news veramente
speciale!
“Figline a
Colori” Presso l’oratorio salesiano di Figline Valdarno
si è svolta la manifestazione Figline a Colori
organizzata dallo stesso oratorio, dalla comunità islamica
presente nel Valdarno, dall'Associazione "Anelli Mancanti” di
Figline e dal Movimento dei Focolari. Come annunciato
dagli organizzatori l’intento era quello di costruire un
momento di aggregazione e integrazione, una vera e propria festa
del dialogo della vita, che riuscisse a coinvolgere la
cittadinanza figlinese nella sua dimensione multietnica.La
pioggia incessante di questi ultimi giorni ha ceduto il passo ad
un cielo improvvisamente luminoso, pertanto, come previsto, una
partita di calcio alle 14,30 ha dato il via ai giochi. Ospite
d’onore, in campo per qualche minuto nel ruolo di arbitro, il
sindaco di Figline Riccardo Nocentini. C’è da evidenziare la
coincidenza di quest’appuntamento progettato per favorire
l’integrazione nel territorio con il lavoro intenso che la
municipalità sta portando aventi per la fusione con il
confinante comune di Incisa. Un cammino di unità, dunque, che
prosegue in parallelo: da una parte le istituzioni con gli
amministratori e dall’altra le aggregazioni civili ed ecclesiali
con i cittadini. Il sindaco Nocentini consegnando le pergamene
ricordo alle squadre e nel salutare tutti i presenti ha parlato
di progresso dell’integrazione, di società che si costruisce in
maniera composita tra le varie realtà presenti. Tanti sorrisi,
strette di mano, continui dialoghi con i partecipanti, rendevano
evidente che il primo cittadino è proprio il sindaco di tutti,
il rappresentante dell’intera comunità, pur nella sua evidente,
multiforme e variegata composizione. Visibilmente soddisfatto
durante questo momento anche Abdul, che insieme al vice console
del Marocco, hanno ben rappresentato la numerosa comunità araba
presente all’evento. E, a proposito d’istituzioni, è intervenuto
anche il dirigente scolastico dott.ssa Lucia Maddii che ha dato
un forte sostegno all’evento inviando l’informativa a tutte le
scuole del territorio.Mentre arrivavano partecipanti di ogni
età, la macchina organizzativa guidata da Chiara e Yassin,
distribuiva strisce di stoffa colorate, quasi a rendere
plasticamente evidente il titolo dell’evento. Ecco quindi
comporsi velocemente le squadre dei rossi, degli arancioni, dei
gialli…tutti i colori dell’arcobaleno, via nel vento a correre,
saltare, giocare!Giochi senza tempo come la corsa dei sacchi e
il tiro alla fune hanno fatto da cornice a giochi più moderni
come il basket, la palla a volo, il calcetto e il ping pong.Il
congegno organizzativo e l’ampia struttura dell’oratorio hanno
consentito la contemporaneità dei giochi. Si è innescata così
una poderosa girandola di grandi e piccini, di esperti che
celavano l’esperienza in favore di coraggiosi dilettanti allo
sbaraglio, in tutti una grande gioia, l’ebbrezza di chi sta
vivendo un momento veramente speciale. Un grande tabellone
colorato ha raccolto i punteggi delle squadre, tuttavia ad
attrarre l’attenzione erano soprattutto i “motti” che le squadre
prima di giocare han dovuto creare: “Un amico in più di ieri”,
“Pieni di gioia siamo e il colore indaco esprimiamo!”, “Viva
Figline a Colori”… Beh, quest’ultima espressione racchiude con
lapidaria semplicità tutta la gioia di quest’evento, una gioia
che dovrebbe raccontare come sia possibile che persone di tutte
le età e di etnie diverse riescano, in pochi secondi, a
guardarsi e trattarsi con grande familiarità. Fratelli e sorelle
anche a tavola, durante la cena organizzata alla buona,
offrendosi reciprocamente le semplici pietanze tipiche della
propria terra. E a proposito di fraternità, citiamo che tra i
presenti c’era anche Hajnajime un giornalista arabo con il quale
si è stabilita subito un’originale intesa. Proprio come effetto
di questa giornata passata abbiamo pensato di scrivere
congiuntamente un articolo per i rispettivi siti web, un
articolo scritto sia in italiano che in arabo e che raccontasse,
al meglio che si può, la semplice straordinarietà di questo
evento. Sono stati circa 50 i ragazzi impegnati con il calcio,
altri 150 quelli che hanno partecipato ai giochi a squadre, un
altro centinaia di persone hanno aiutato e partecipato in vario
modo. Figline a Colori, quindi, già al suo nascere si può
considerare un “evento”, “qualcosa” che ha mobilitato
l’entusiasmo e la voglia di esserci di oltre 300 persone. Tanti
hanno espresso il desiderio e la speranza che questa
manifestazione si possa realizzare ogni anno, che divenga,
quindi, un appuntamento fisso; anche perché…ritornando alle
proprie case nel buio del giorno che finisce, mista alla gioia,
c’è già un po’ di nostalgia.
Sulla sinistra il alto stringo la mano a
Hajnajime,
sotto l'articolo di sopra scritto in arabo e sotto una delle
squadre che ha giocato durante la giornata.
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Scheggia di Aprile 2012: "ELEGIAMOL’ITALIA",
la proposta per una politica bottom-up.
Diciamocela francamente, dopo gli ultimi casi di prelievi ravvicinati
avvenuti nella Margherita e nella Lega, siamo proprio arrivati alla
frutta. Aggiungiamo: i sacrifici che vengono continuamente richiesti
agli italiani, la scarsa volontà dei politici di limitare i propri
privilegi e un futuro che appare quanto mai incerto per le nuove
generazioni. Il quadro (della disperazione) sembra essere
completo. E allora? Quanti italiani pensano ancora che politica
significhi servizio?
Occorre
ricordare che l’etimo greco rimanda all’amministrazione di una cosa
che è pubblica, cioè patrimonio della collettività e che i latini
raccomandano per tale azione il criterio del buon padre di famiglia.
E invece a noi oggi la parola politica - almeno per la
maggioranza degli italiani - da proprio un senso di fastidio. Il senso
di nausea aumenta notevolmente se parliamo del politico o dei
politici in genere, beninteso di qualsiasi orientamento, di
qualsiasi età anagrafica e partitica. Quasi tutti (il quasi è
d’obbligo) hanno le loro colpe. Gravi, se hanno rubato, mal gestito e
taciuto pur vedendo. Lievi, se non si sono accorti di nulla,
perché dormivano. Come, dunque, ridare tutta la dignità che
merita a questo vocabolo: politica? Come ripensare al politico
con senso di viva gratitudine per le grane che affronta per amore della
collettività?
Forse una
buona strada può essere quella di ripartire proprio dal pre-politico,
ovviamente questo termine è una costruzione lessicale di comodo,
ampiamente utilizzata nel passato; anche se a mio parere costituisce
quasi un ossimoro poiché un’azione o un’idea è politica al momento
stesso che nasce, quindi non può contenere in sé un tempo anteriore.
Comunque, giusto per intenderci, parliamo di qualcosa che viene prima
del momento elettorale.
Parliamo,
quindi, di spinta motivazionale all’agire politico, di una
approfondita e garantita formazione, di nuove forme di
aggregazione e mobilitazione.
La
spinta motivazionale può nascere nell’alveo della propria singola
coscienza, ma può maturare più facilmente in un contesto comunitario
dove l’impegno sociale è sentito da tutti i membri. Una famiglia, una
classe scolastica, l’oratorio, un circolo culturale… non mettiamo
limiti. E per questo aggiungiamo anche il “partito”, bisogna pur sperare
che in qualche sede ancora si faccia politica come una volta!
La
formazione all’impegno politico è un argomento ormai ben collaudato
persino nella Chiesa Cattolica. Quante persone ogni anno se ne tornano a
casa con attestati di frequenza di scuole di formazione politica
promosse dalle diocesi? E, tutto sommato, non si può ipotizzare che
questi cristiani praticanti siano delle gran brave persone, per giunta
anche ben preparate? Ma poi… quanti migliaia di giovani laureati escono
dalle università in quelle facoltà che addirittura s’intitolano “Scienze
Politiche”, “Scienze delle Amministrazioni”, “Sociologia”,etc. etc.
Possibile che tra tutti questi giovani non ve ne sia qualcuno che oltre
ad essere ben preparato non sia disposto a impegnarsi per la società che
abita?
Come
ultima proposta di riflessione pensiamo proprio a nuovi soggetti
sociali (nuovi rispetto ai classici partititi politici), cioè alle
associazioni, alle aggregazioni di ogni ordine e tipo. In realtà, a ben
pensarci, queste cellule del sistema nervoso civile, non si sono forse
appropriate di quegli spazi che un tempo appartenevano ai partiti?
E,
infine… Oggi si è disposti a mobilitarsi non tanto per una
generica rivoluzione (le ideologie son tutte crollate insieme ad un
muro in quella fatidica notte di novembre del 1989), ma per fatti
concreti, come possono essere: la difesa del posto di lavoro, l’accesso
ad un minimo di pensione, la libertà individuale e collettiva. E a
proposito di libertà…
Beh c’è
una mobilitazione, magari di tipo silenziosa ma per questo non
meno efficace, che da un po’ dilaga per tutt’Italia e per i media: ELEGIAMOL’ITALIA,
la campagna per una nuova legge elettorale promossa dal Movimento
politico per l’unità (www.mppu.org).
Sono stati promossi innumerevoli dibatti e incontri, persino uno nell’Auletta
dei Gruppi Parlamentari alla Camera e ci sono intere istituzioni, come i
consigli comunali, che stanno inviando al Presidente Napolitano mozioni
firmate da tutti i gruppi politici perché si adotti al più presto una
legge che dia di nuovo la libertà di rappresentanza ai proprietari
legittimi: gli Elettori. Un nuovo stile di fare politica sta emergendo.
Possiamo assimilarlo ad una progettazione di tipo bottom-up che
dal basso lavora sui fatti e nei dettagli, per comporre poi grazie a
centinaia di cellule sparse in tutto il paese, un vero e proprio
sistema, qualcosa che invaderà anche le istituzioni e riformerà, in
maniera sostanziale e profonda, le regole di questo nostro vivere
sociale. In questo periodo stiamo assistendo ai vari tentativi
up-bottom di un governo cireneo di proporre riforme che non
accontentano nessuno e lasciano grossi dubbi sulla reale efficacia. Si,
forse è il tempo che la politica la ritorni a fare l'uomo della strada.
Tu, io, tutti.
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